Perché comprendere una resistenza non significa averla superata
C’è una frase che si sente molto spesso:
“Ho capito perfettamente perché lo faccio. Ma continuo a farlo.”
So perché scelgo sempre persone indisponibili.
So perché rimando continuamente.
So perché reagisco male proprio con chi mi vuole bene.
So da dove viene questa paura.
Eppure sapere tutto questo non sembra sufficiente.
È precisamente uno dei problemi che Freud affronta nel saggio del 1914 Ricordare, ripetere e rielaborare, uno dei testi fondamentali sulla tecnica psicoanalitica.
Il titolo contiene già un intero programma.
Non basta ricordare.
Ciò che non viene ricordato può essere ripetuto.
E riconoscere la ripetizione non significa ancora averla superata.
Occorre un ulteriore lavoro, che Freud chiama Durcharbeiten, tradotto generalmente in italiano con rielaborazione.
Ed è proprio questo terzo passaggio a essere spesso sottovalutato.
1. Il contesto: Freud sta cambiando la tecnica psicoanalitica
All’inizio del saggio Freud ripercorre rapidamente l’evoluzione della tecnica analitica.
Nella fase legata all’ipnosi e al metodo catartico, l’obiettivo era soprattutto recuperare il momento in cui il sintomo si era formato e permettere al paziente di ricordare ciò che era accaduto.
Il modello poteva sembrare relativamente semplice:
c’è qualcosa di dimenticato → lo recuperiamo → il sintomo può sciogliersi.
Ma l’esperienza clinica costringe Freud a modificare progressivamente questa idea.
Con l’abbandono dell’ipnosi e l’introduzione delle libere associazioni emerge un nuovo problema: il paziente non è semplicemente qualcuno che non ricorda.
Incontra delle resistenze.
E queste resistenze non sono necessariamente ostacoli consapevoli.
La persona può desiderare sinceramente di capire e, nello stesso tempo, opporsi inconsciamente proprio al lavoro che potrebbe condurla verso ciò che non riesce a pensare.
La tecnica analitica cambia quindi obiettivo.
Non si tratta più soltanto di andare alla ricerca di un ricordo perduto.
Bisogna osservare che cosa accade nel presente dell’analisi.
2. Dal ricordare al ripetere
Qui Freud introduce una delle osservazioni più importanti del saggio.
Il paziente può non ricordare qualcosa del proprio passato.
Ma questo non significa che quel passato sia semplicemente scomparso.
Può invece ripeterlo.
Non lo racconta.
Lo mette in atto.
Una persona, per esempio, potrebbe non ricordare di avere vissuto ripetutamente un certo rapporto con l’autorità.
Ma può presentarsi all’analista diffidente, aspettandosi di essere giudicata, opponendosi a ogni intervento come se dovesse continuamente difendersi da qualcuno che vuole dominarla.
Non sta necessariamente dicendo:
“Nella mia storia è successo questo.”
Sta facendo accadere qualcosa di simile adesso.
È questo il punto decisivo.
Il passato non compare soltanto come racconto del passato.
Può presentarsi come modalità attuale di rapporto.
Perché continuiamo a ripetere?
La ripetizione diventa particolarmente evidente quando riconosciamo razionalmente una situazione e, nonostante questo, continuiamo a ricostruirla.
In questo video parto proprio dall’esperienza quotidiana del “so che mi fa male, ma continuo a farlo” per spiegare la coazione a ripetere secondo Freud.
Guarda il video: Perché ripetiamo sempre gli stessi errori?
3. Non si ripete soltanto sul divano
Freud precisa qualcosa che rende il testo ancora più interessante.
La ripetizione non riguarda soltanto il rapporto con l’analista.
Può comparire contemporaneamente negli altri rapporti della vita.
Durante un’analisi una persona può scegliere un partner.
Accettare o rifiutare un lavoro.
Iniziare un progetto.
Entrare in conflitto con qualcuno.
E proprio in queste situazioni può ripresentarsi qualcosa della propria precedente modalità di funzionamento.
Pensiamo alla frase:
“Incontro sempre persone che finiscono per trattarmi nello stesso modo.”
La tentazione è concludere:
“Sono semplicemente sfortunato.”
Oppure, all’estremo opposto:
“Allora inconsciamente voglio essere trattato male.”
Entrambe le spiegazioni possono essere troppo semplici.
La domanda freudiana è più interessante:
che cosa sto contribuendo a riproporre nel rapporto attuale senza riconoscerlo come ripetizione?
Non necessariamente perché lo voglio.
Ma perché una precedente modalità di rapporto continua a essere disponibile come soluzione.
Quando la ripetizione entra nel rapporto analitico
Nel transfert, modalità di rapporto già costruite dal soggetto possono diventare attuali nel rapporto con l’analista. Proprio per questo ciò che prima veniva soltanto raccontato può diventare osservabile nel presente del lavoro analitico.
Link: Scopri che cosa sono transfert e controtransfert
4. Che cosa viene ripetuto?
Freud non pensa soltanto alla ripetizione di episodi autobiografici.
La persona può ripetere inibizioni, atteggiamenti, modalità patologiche e sintomi.
Questo cambia molto il modo di intendere il passato in psicoanalisi.
Il passato non è semplicemente un archivio di avvenimenti che dobbiamo recuperare.
Una parte della storia del soggetto può essere presente nel modo in cui oggi:
si difende,
sceglie,
si ritira,
si lega agli altri,
rinuncia,
si oppone,
si inibisce,
costruisce i propri sintomi.
Per questo, in analisi, la domanda non è soltanto:
“Che cosa ti è successo?”
Può diventare:
“Che cosa sta succedendo qui, adesso?”
5. Ripetizione e resistenza
A questo punto entra in scena la resistenza.
Freud osserva che, quanto maggiore è la resistenza, tanto più il ricordare tende a essere sostituito dal ripetere.
È un passaggio molto importante.
Potremmo pensare che una persona ripeta perché non ha ancora capito abbastanza.
Freud introduce invece un problema diverso.
La ripetizione è legata anche alla difficoltà di avvicinarsi a ciò che viene difeso.
Per questo l’interpretazione non produce necessariamente un cambiamento immediato.
L’analista può individuare correttamente una resistenza.
Può perfino comunicarla al paziente.
Il paziente può dire:
“Sì, è vero. Adesso lo vedo.”
Ma la resistenza può continuare tranquillamente a funzionare.
Ed è qui che nasce il problema della rielaborazione.
Quando ciò che non ricordiamo continua ad agire
Per Freud, rimuovere non significa semplicemente dimenticare. Un contenuto escluso dalla coscienza può continuare a produrre effetti e ritornare in forme indirette.
Link: Scopri che cos’è la rimozione secondo Freud
6. Perché l’interpretazione non basta
Questa è forse la parte del saggio più importante per comprendere la tecnica psicoanalitica.
Freud mette in guardia da un’illusione dell’analista inesperto.
L’analista individua una resistenza.
La comunica.
Il paziente la comprende.
E quindi ci si aspetta che la resistenza scompaia.
Ma non funziona necessariamente così.
Aver riconosciuto qualcosa non equivale ad averlo modificato.
Possiamo tradurlo in molte esperienze quotidiane.
“So che cerco sempre l’approvazione di mio padre.”
“So che mi spaventa riuscire.”
“So che continuo a scegliere persone che non possono rispondermi.”
“So perché rimando.”
Tutte queste comprensioni possono essere corrette.
Eppure la persona può continuare esattamente come prima.
Questo non significa necessariamente che la comprensione sia falsa.
Significa che comprendere e cambiare sono due operazioni differenti.
7. Che cosa significa Durcharbeiten
È qui che Freud introduce il termine decisivo: Durcharbeiten.
In italiano viene generalmente tradotto con rielaborare.
Ma bisogna evitare un equivoco.
Rielaborare non significa:
“Pensarci ancora un po’.”
Non significa nemmeno:
“Riflettere più profondamente.”
E certamente non significa imparare una spiegazione psicologica sempre più sofisticata di se stessi.
Freud parla del lavoro necessario perché il paziente possa attraversare la resistenza, incontrandola ripetutamente nel lavoro analitico invece di considerarla risolta nel momento in cui viene riconosciuta.
È un processo.
Richiede tempo.
E Freud osserva esplicitamente che non sempre può essere accelerato.
Il soggetto deve poter riconoscere la resistenza non soltanto come informazione fornita dall’analista, ma nel modo in cui essa continua effettivamente a operare.
8. Rielaborare non significa rimuginare
Questa distinzione è particolarmente importante oggi.
Una persona può pensare moltissimo a se stessa senza cambiare affatto.
Può analizzare continuamente ogni conversazione.
Chiedersi perché ha detto quella frase.
Ricostruire l’infanzia.
Attribuire significati a ogni comportamento.
Guardare centinaia di video di psicologia.
Conoscere perfettamente termini come attaccamento, trauma, narcisismo, dipendenza affettiva, rimozione.
E tuttavia continuare a riproporre le stesse soluzioni.
Questo non è necessariamente Durcharbeiten.
Può essere semplicemente rimuginazione psicologica.
La quantità di pensiero non garantisce la qualità del lavoro.
La questione è se qualcosa della precedente organizzazione stia diventando realmente modificabile.
9. “Ho capito perché lo faccio”
Prendiamo un esempio.
Una persona racconta:
“Mi innamoro sempre di persone che non sono disponibili.”
Dopo molto lavoro arriva a una spiegazione:
“Ho capito. Da bambino dovevo continuamente conquistare l’attenzione di mia madre.”
Può essere un’ipotesi interessante.
Ma immaginiamo che, sei mesi dopo, incontri una nuova persona emotivamente indisponibile e ricominci esattamente la stessa storia.
La spiegazione precedente non era necessariamente inutile.
Ma non aveva ancora prodotto una possibilità nuova.
Questo è il punto sul quale il testo di Freud rimane sorprendentemente attuale.
Sapere da dove viene qualcosa può essere importante.
Ma il criterio del cambiamento non può coincidere semplicemente con la quantità di conoscenza acquisita su se stessi.
10. Freud dice / Noi ne ricaviamo
Freud dice
Riconoscere una resistenza e comunicarla al paziente non determina automaticamente la sua scomparsa.
La resistenza deve essere incontrata nel lavoro analitico e rielaborata.
Noi ne ricaviamo
La conoscenza del proprio meccanismo non può essere considerata, da sola, un criterio sufficiente del cambiamento.
Posso sapere perfettamente che cosa sto ripetendo e continuare a ripeterlo.
Ulteriore elaborazione
Il contrario della ripetizione non è la consapevolezza. È la possibilità di una novità.
Questa formulazione non è una frase di Freud.
È una conseguenza teorica che possiamo proporre a partire dal problema aperto dal suo testo.
Il punto non è soltanto sapere che sto ripetendo.
Il punto è se, nel momento in cui si presenta nuovamente quella situazione, posso fare qualcosa che prima non era possibile.
11. Capire e cambiare sono due cose differenti
Questa distinzione ha conseguenze importanti anche fuori dalla stanza d’analisi.
Viviamo in un’epoca in cui abbiamo accesso a una quantità enorme di conoscenze psicologiche.
Possiamo riconoscere i nostri schemi.
Dare loro un nome.
Capire la nostra storia familiare.
Descrivere le nostre difese.
E tutto questo può certamente essere utile.
Ma esiste un rischio:
scambiare la descrizione di un problema per la sua soluzione.
“Sono fatto così perché…”
La frase può sembrare una conquista di consapevolezza.
Ma può diventare anche una nuova forma di immobilità.
Ora conosco perfettamente la causa.
E continuo esattamente come prima.
Freud ci obbliga invece a mantenere aperta una domanda più esigente:
che cosa è diventato possibile fare diversamente?
12. Quando possiamo dire che qualcosa è cambiato?
Freud non fornisce in questo saggio una teoria definitiva del cambiamento.
Ma pone un problema che attraverserà tutta la storia successiva della psicoanalisi.
Se la comprensione non basta, come riconosciamo che un lavoro analitico ha prodotto un cambiamento?
Dal numero delle interpretazioni corrette?
Dalla quantità di ricordi recuperati?
Dal livello di consapevolezza raggiunto?
Dalla scomparsa immediata del sintomo?
Nessuno di questi criteri, preso isolatamente, sembra sufficiente.
Possiamo allora avanzare una domanda ulteriore:
il soggetto dispone oggi di possibilità che prima non aveva?
Può giudicare diversamente una situazione?
Può non riproporre automaticamente la stessa soluzione?
Può prendere un’iniziativa nuova?
Può entrare in un rapporto senza essere obbligato a ricostruire quello precedente?
È proprio qui che il saggio del 1914 può aprire un futuro confronto con altri sviluppi della psicoanalisi, compreso il pensiero di Giacomo B. Contri.
Ma conviene mantenere distinti i piani.
Freud ci consegna il problema:
riconoscere la resistenza non significa averla superata.
Da questo problema possiamo continuare a lavorare.
13. Una domanda per la vita quotidiana
Quando dici:
“So benissimo perché lo faccio”,
può essere utile aggiungere una seconda domanda:
“Sapere perché lo faccio ha modificato ciò che posso fare?”
Se la risposta è no, non significa che non hai capito nulla.
Significa semplicemente che il lavoro non coincide con la comprensione.
Ed è forse questa una delle lezioni più importanti di Ricordare, ripetere e rielaborare.
Non basta conoscere il proprio passato.
Bisogna vedere come continua a presentarsi nel presente.
E soprattutto se, quando ritorna, esiste finalmente la possibilità di qualcosa di nuovo.
Per continuare
Il saggio Ricordare, ripetere e rielaborare permette di collegare alcuni dei concetti fondamentali della tecnica psicoanalitica:
Ripetizione → Transfert → Resistenza → Rielaborazione → Cambiamento
Per approfondire il primo passaggio puoi partire dalla pagina dedicata alla ripetizione:
Scopri perché continuiamo a ripetere anche ciò che ci fa soffrire
Per approfondire il meccanismo attraverso cui un contenuto può essere escluso dalla coscienza continuando a produrre effetti:
Scopri che cos’è la rimozione secondo Freud
Fonti per approfondire
Riferimento bibliografico principale
Sigmund Freud, Ricordare, ripetere e rielaborare (1914)
È il testo fondamentale di questa pagina. Freud descrive il passaggio dal semplice recupero del ricordo alla scoperta della ripetizione nel presente dell’analisi e introduce il problema del Durcharbeiten, la rielaborazione delle resistenze. In Opere di Sigmund Freud, vol. 7, a cura di Cesare L. Musatti, Boringhieri, Torino, 1975, pp. 353–361.
Sigmund Freud, Dinamica della traslazione (1912)
Testo importante per comprendere il ruolo del transfert nel lavoro analitico e il modo in cui modalità già costruite dal soggetto possono diventare attuali nel rapporto con l’analista.
Sigmund Freud, Inizio del trattamento (1913)
Fa parte degli scritti tecnici immediatamente precedenti e permette di collocare Ricordare, ripetere e rielaborare nel progressivo ripensamento freudiano della tecnica psicoanalitica.