Dimenticare qualcosa non significa necessariamente averlo rimosso.
Possiamo dimenticare un appuntamento, un nome, una data, semplicemente perché non ci abbiamo fatto attenzione.
La rimozione secondo Freud è qualcosa di molto diverso da una semplice dimenticanza.
Un pensiero, un desiderio o una rappresentazione possono essere esclusi dalla coscienza perché diventano incompatibili con altri pensieri o esigenze della persona.
Ma ciò che viene rimosso non scompare.
Può continuare a produrre effetti.
Che cos’è la rimozione per Freud
Freud considera la rimozione uno dei meccanismi fondamentali della vita psichica.
Quando un contenuto diventa troppo conflittuale per essere ammesso alla coscienza, può essere respinto.
Questo non significa che venga cancellato.
Continua a esistere nell’inconscio e può esercitare una pressione per ritornare.
La rimozione, quindi, non elimina il problema.
Lo rende meno direttamente accessibile.
La rimozione secondo Freud
La rimozione è uno dei concetti fondamentali della psicoanalisi: un contenuto può essere escluso dalla coscienza senza per questo cessare di produrre effetti.
In questo video spiego in modo semplice che cos’è la rimozione e perché non va confusa con una normale dimenticanza.
Guarda il video: Cos’è la rimozione secondo Freud
Rimozione e nevrosi
Per Freud la rimozione è uno dei meccanismi fondamentali per comprendere la nevrosi: ciò che viene escluso dalla coscienza non scompare necessariamente, ma può continuare a produrre effetti e ritornare attraverso sintomi e altre formazioni psichiche.
Link: Scopri il rapporto tra rimozione, sintomo e nevrosi
Rimozione e dimenticanza non sono la stessa cosa
Questa distinzione è fondamentale.
Se non ricordo dove ho lasciato le chiavi, non devo necessariamente cercare un conflitto inconscio.
La rimozione riguarda piuttosto contenuti che hanno un valore psichico particolare.
Pensieri.
Desideri.
Ricordi.
Fantasie.
Giudizi.
Qualcosa viene escluso perché entra in conflitto con il modo in cui il soggetto pensa se stesso, gli altri o ciò che ritiene possibile desiderare.
Se è rimosso, allora è sparito?
No.
Ed è proprio questo il punto più importante.
Freud mostra che il rimosso può tornare.
Non necessariamente sotto forma di un ricordo chiaro.
Può ritornare attraverso:
un sogno,
un lapsus,
una dimenticanza significativa,
una paura,
un comportamento ripetitivo,
un sintomo.
È ciò che viene chiamato ritorno del rimosso.
Un esempio quotidiano
Immaginiamo una persona che sostiene di non essere affatto arrabbiata con il proprio capo.
Dice:
“Non ho nessun problema con lui.”
Eppure continua a dimenticare appuntamenti importanti proprio quando deve incontrarlo.
Oppure fa errori che normalmente non commetterebbe.
Questo non prova automaticamente che esista una rimozione.
Ma può aprire una domanda:
c’è qualcosa che la persona non riesce a pensare direttamente e che sta tornando attraverso altri effetti?
Il ritorno del rimosso
La rimozione non è mai una chiusura definitiva.
Ciò che viene escluso dalla coscienza tende a cercare altre vie di espressione.
Per questo Freud attribuisce tanta importanza a sogni, lapsus e sintomi.
Non perché ogni errore sia necessariamente “simbolico”.
Ma perché alcuni effetti apparentemente casuali possono avere una logica.
Il problema diventa allora ricostruire quella logica.
Rimozione e sintomo
Il sintomo è una delle forme attraverso cui il rimosso può ritornare.
Non ritorna però in modo trasparente.
Non dice:
“Ecco il pensiero che avevi rimosso.”
Compare in una forma trasformata.
Per questo il sintomo può risultare incomprensibile alla persona che lo vive.
Fa soffrire, si ripete, limita.
Eppure sembra estraneo.
La psicoanalisi cerca proprio di ricostruire il rapporto tra quel sintomo e ciò che non è stato possibile pensare direttamente.
Quando il rimosso ritorna come sintomo
Ciò che viene rimosso non scompare necessariamente. Può continuare a produrre effetti e ritornare in forma trasformata, anche attraverso un sintomo.
Link: Scopri che cos’è il sintomo in psicoanalisi
Rimozione e negazione
Freud individua un fenomeno particolarmente interessante.
A volte un contenuto rimosso riesce ad arrivare alla coscienza, ma viene immediatamente accompagnato da una negazione.
Per esempio:
“Non pensi che io sia arrabbiato con mia madre, vero?”
Oppure:
“Non mi è venuta in mente mia moglie.”
Il contenuto compare.
Ma contemporaneamente viene respinto.
È il problema che Freud approfondisce nel breve ma importantissimo scritto sulla negazione.
Quando il rimosso ritorna attraverso una negazione
Nel breve saggio La negazione Freud mostra un fenomeno sorprendente: un contenuto può arrivare alla coscienza e contemporaneamente essere respinto attraverso un “non”.
Link: Scopri che cos’è la negazione secondo Freud
Rimuovere non significa scegliere consapevolmente di non pensare
Un altro equivoco frequente è immaginare la rimozione come una decisione volontaria:
“Non voglio pensarci, quindi lo rimuovo.”
Non è questo che Freud intende.
La rimozione è un processo inconscio.
La persona non decide consapevolmente quali contenuti rendere inaccessibili.
Può anzi essere sinceramente convinta che un certo pensiero non le appartenga affatto.
Perché qualcosa viene rimosso?
Perché diventa incompatibile con altre esigenze psichiche.
Un desiderio può entrare in conflitto con un ideale.
Un giudizio può entrare in conflitto con un legame affettivo.
Un pensiero può diventare intollerabile perché metterebbe in discussione qualcosa di importante.
La rimozione permette temporaneamente di non affrontare quel conflitto in modo diretto.
Ma ha un costo.
Ciò che non viene pensato può continuare a ritornare attraverso altri effetti.
La rimozione può essere superata?
La psicoanalisi non propone semplicemente di “recuperare ricordi nascosti”.
Questo è un equivoco molto diffuso.
Il lavoro analitico riguarda piuttosto la possibilità di riconoscere pensieri, desideri e giudizi che prima non potevano essere considerati.
Non si tratta necessariamente di scoprire un evento dimenticato.
Si tratta di rendere nuovamente pensabile ciò che prima poteva manifestarsi soltanto indirettamente.
Per continuare
La rimozione aiuta a comprendere perché un contenuto escluso dalla coscienza possa continuare ad avere effetti.
Quando ciò che è stato rimosso ritorna in forma trasformata, possiamo incontrarlo in un sogno, in un lapsus, in una negazione o in un sintomo.
Continua il percorso: Rimozione → ritorno del rimosso → Sintomo
Fonti per approfondire
Sigmund Freud, La rimozione (1915)
È il testo fondamentale in cui Freud sviluppa sistematicamente il concetto di rimozione e il problema del destino dei contenuti esclusi dalla coscienza.
Sigmund Freud, L’inconscio (1915)
Approfondisce il rapporto tra rimozione e sistema inconscio e aiuta a comprendere perché un contenuto rimosso possa continuare a produrre effetti.
Sigmund Freud, La negazione (1925)
Freud mostra come un contenuto rimosso possa raggiungere la coscienza attraverso una formulazione negativa, pur senza essere ancora pienamente riconosciuto dal soggetto.