Il complesso di Edipo è uno dei concetti più conosciuti di Freud e, contemporaneamente, uno dei più banalizzati.
Viene spesso riassunto così:
il bambino desidera la madre e considera il padre un rivale.
Questa formula coglie soltanto una parte del problema.
Per Freud, Edipo riguarda più profondamente il modo in cui il desiderio infantile si organizza nei rapporti con le persone più importanti e incontra amore, rivalità, proibizione, identificazione e differenza dei sessi.
Perché proprio Edipo?
Freud trova nel mito raccontato da Sofocle una rappresentazione particolarmente potente di qualcosa che ritiene di avere incontrato nell’analisi dei suoi pazienti e nella propria autoanalisi.
Edipo uccide suo padre Laio e sposa sua madre Giocasta.
Ma c’è un elemento decisivo:
non sa che sono suo padre e sua madre.
Questo rende il mito particolarmente interessante per Freud.
Edipo non decide coscientemente di realizzare un desiderio incestuoso e parricida. La tragedia mette in scena qualcosa che il protagonista stesso non conosce.
È precisamente questo scarto tra ciò che una persona sa di volere e ciò che può operare inconsciamente nel suo pensiero ad attirare Freud.
Nell’Interpretazione dei sogni Freud collega infatti la forza persistente della tragedia di Sofocle all’ipotesi che essa tocchi desideri infantili che possono essere rimossi ma non per questo cessano di avere effetti.
Freud incontra Edipo prima della psicoanalisi compiuta
L’idea emerge molto presto.
Nelle lettere a Wilhelm Fliess del 1897 Freud racconta di aver riconosciuto anche in se stesso l’amore infantile per la madre e la gelosia nei confronti del padre, arrivando a ipotizzare che non si trattasse semplicemente di una vicenda personale.
Edipo entra quindi nella psicoanalisi non come una teoria astratta costruita a tavolino.
Nasce dall’intreccio fra:
- osservazione clinica;
- interpretazione dei sogni;
- autoanalisi di Freud;
- lettura della tragedia.
Non significa voler andare a letto con la propria madre
Questa precisazione è fondamentale.
Parlare di complesso di Edipo non significa attribuire a un bambino il progetto cosciente di avere una relazione sessuale adulta con il genitore.
Il desiderio infantile viene ricostruito da Freud attraverso fantasie, affetti, gelosie, preferenze, identificazioni e conflitti.
Il bambino scopre che l’altro che ama ha altri rapporti e non appartiene esclusivamente a lui.
Da qui possono emergere amore e ostilità contemporaneamente.
Lo stesso padre può essere:
amato, imitato e desiderato come modello
e nello stesso tempo
vissuto come rivale.
Questa ambivalenza è molto più interessante della caricatura del bambino che semplicemente “vuole sposare la mamma”.
Il triangolo non è soltanto familiare
Edipo introduce una scoperta fondamentale:
il rapporto non è mai semplicemente a due.
Io desidero qualcuno, ma quel qualcuno ha a sua volta desideri, rapporti, interessi e preferenze che non dipendono da me.
Il bambino deve quindi fare i conti con il fatto che la madre non esiste esclusivamente in funzione sua.
In questo senso Edipo introduce il soggetto in un mondo nel quale esistono altri rapporti.
E proprio questa apertura rende il complesso molto più interessante di una semplice rivalità familiare.
Che cosa succede al complesso di Edipo?
Freud non pensa che il complesso debba semplicemente continuare indefinitamente.
Nel 1924 dedica un testo specifico al suo tramonto: Il tramonto del complesso edipico.
Nella costruzione freudiana il complesso viene progressivamente abbandonato e trasformato; le identificazioni che ne derivano partecipano anche alla formazione del Super-io. Freud collega questo processo al complesso di castrazione, anche se la sua ricostruzione del percorso maschile e femminile presenta differenze che saranno molto discusse nella successiva storia della psicoanalisi.
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Lacan: Edipo non è soltanto papà, mamma e bambino
Jacques Lacan riprende radicalmente il problema.
Il punto non è semplicemente descrivere tre persone presenti in una famiglia.
Ciò che conta sono le posizioni e le funzioni che si costituiscono nel rapporto.
Il bambino incontra innanzitutto il problema del desiderio dell’altro:
Che cosa vuole mia madre?
Che posto occupo nel suo desiderio?
L’intervento della funzione paterna introduce la possibilità che il desiderio materno non abbia nel bambino il proprio unico oggetto.
Nell’elaborazione lacaniana l’Edipo viene quindi progressivamente riformulato attraverso la funzione paterna, il significante e quella che Lacan chiamerà metafora paterna.
Questo permette di capire perché, per Lacan, Edipo non possa essere ridotto alla fotografia sociologica della famiglia composta da padre, madre e figlio.
Contri: si soffre davvero per “troppo Edipo”?
Giacomo B. Contri propone una lettura ancora diversa e particolarmente provocatoria.
Secondo Contri il problema patologico non sarebbe necessariamente avere troppo complesso edipico.
Arriva anzi a formulare la tesi opposta: nella nevrosi si potrebbe parlare di poco Edipo, cioè del fallimento o della distruzione di una possibilità di rapporto. In una conversazione dedicata al tema afferma precisamente che la nevrosi non deriva da un eccesso di desiderio edipico ma dal suo impoverimento.
Contri insiste soprattutto su un punto:
il complesso edipico non deriva automaticamente dalla “carne e dal sangue”.
La differenza dei sessi non prescrive biologicamente un comportamento e non esiste un istinto che determini automaticamente il rapporto.
Per questo collega direttamente Edipo al problema della legge del rapporto, del desiderio e della possibilità di ricevere beneficio da un altro.
In un’altra formulazione arriva a definire il complesso edipico prototipo dell’amore: non perché prescriva una relazione incestuosa, ma perché introduce posti differenti e la possibilità del rapporto con un altro.
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Perché Edipo è ancora utile?
Il complesso di Edipo diventa molto più interessante quando smettiamo di utilizzarlo come etichetta.
Permette di porre domande che continuano a riguardare la vita adulta:
Posso desiderare qualcuno senza pretendere di possederlo?
Che cosa accade quando scopro che una persona che amo ha desideri che non dipendono da me?
Posso riconoscere altri rapporti senza viverli necessariamente come una minaccia?
Posso ricevere qualcosa da un altro senza doverlo controllare?
Da questo punto di vista Edipo non riguarda soltanto l’infanzia.
Riguarda il modo in cui una persona arriva — oppure non arriva — a concepire il rapporto.
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Perché Freud ha scelto Edipo?
Perché Freud ha utilizzato proprio la tragedia di Sofocle per dare nome a uno dei concetti centrali della psicoanalisi? Il punto decisivo è che Edipo compie ciò che compie senza sapere chi siano veramente Laio e Giocasta: un elemento che permette di introdurre il problema dell’inconscio e del desiderio.
Fonti principali
Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni (1900).
È uno dei luoghi fondamentali nei quali Freud utilizza la tragedia di Sofocle per formulare il problema edipico.
Sigmund Freud, Il tramonto del complesso edipico (1924).
Freud affronta direttamente il destino e la dissoluzione del complesso.
Giacomo B. Contri, “Il complesso edipico come forma universale” (2006) e gli scritti successivi dedicati a Edipo.
Contri rilegge il complesso come problema di rapporto, legge e differenza dei sessi, criticandone la riduzione biologica.
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Questo contenuto fa parte di Sigmund Freud.
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