Privazione, frustrazione e castrazione

Privazione, frustrazione e castrazione in Lacan

Nella vita quotidiana diciamo facilmente:

“Mi manca qualcosa.”

Per Lacan questa frase è insufficiente.

Che tipo di mancanza è?
Che cosa manca?
E soprattutto: in quale registro — reale, simbolico o immaginario — si costituisce quella mancanza?

Nel Seminario IV Lacan distingue tre modalità:

OperazioneTipo di mancanzaOggettoAgente
Frustrazioneimmaginariarealemadre simbolica
Privazionerealesimbolicopadre immaginario
Castrazionesimbolicaimmaginariopadre reale

È lo schema attraverso il quale Lacan tenta di mettere ordine in termini che nella teoria psicoanalitica venivano spesso sovrapposti.

Prima precisazione: non sono parole del linguaggio comune

Quando Lacan parla di frustrazione, non intende semplicemente essere contrariati.

Quando parla di privazione, non intende semplicemente non possedere qualcosa.

E quando parla di castrazione, non sta parlando anzitutto di una mutilazione anatomica.

Sono tre modi differenti in cui un oggetto può essere costituito come mancante.


La frustrazione: una mancanza immaginaria

La frustrazione riguarda una mancanza immaginaria di un oggetto reale.

L’esempio classico nel Seminario IV è il rapporto del bambino con la madre e con l’oggetto reale della soddisfazione, come il seno. La madre assume progressivamente il valore di un agente simbolico perché può esserci o non esserci, dare o non dare.

Questo permette di capire perché il problema non sia semplicemente:

“Non ho ottenuto ciò che volevo.”

L’oggetto può diventare anche il segno di qualcosa che riguarda il rapporto con l’altro.

Un bambino non domanda più soltanto qualcosa da mangiare.

Il dare o non dare può cominciare a significare:

“Mi vuole bene oppure no?”

È qui che la frustrazione supera il semplice bisogno.

Un esempio quotidiano

Una persona dice:

“Gli ho chiesto di chiamarmi e non mi ha chiamato.”

Il fatto reale è semplice: la telefonata non è arrivata.

Ma la sofferenza può riguardare qualcosa di diverso:

“Se non mi ha chiamato significa che non gli importa di me.”

La mancanza dell’oggetto concreto — la telefonata — viene inserita in una rappresentazione del rapporto.

Naturalmente questo esempio non equivale automaticamente alla frustrazione lacaniana in senso clinico: serve soltanto a mostrare come l’assenza di un oggetto possa assumere un significato che va molto oltre l’oggetto stesso.


La privazione: un buco nel reale

La privazione è invece definita da Lacan come mancanza reale di un oggetto simbolico.

È una formulazione apparentemente paradossale.

Come può esserci nel reale qualcosa che “manca”?

Per poter dire che qualcosa manca, deve già esistere un posto simbolico nel quale ci aspettiamo che quella cosa si trovi.

Un esempio molto semplice.

Immagina uno scaffale di una biblioteca numerato:

1 — 2 — 3 — 4 — 5.

Sul posto numero 3 non c’è nessun volume.

Fisicamente vediamo soltanto uno spazio vuoto.

Ma possiamo dire:

“Manca il volume 3”

solo perché esiste già una struttura simbolica — la numerazione, il catalogo, l’ordine della collezione — che stabilisce che in quel posto dovrebbe esserci qualcosa.

È in questo senso che la privazione introduce un buco reale articolato simbolicamente.

Nel Seminario IV Lacan collega questa operazione al fallo simbolico e al padre immaginario.


La castrazione: una mancanza simbolica

La castrazione è ancora diversa.

Per Lacan, nel quadro del Seminario IV, è una mancanza simbolica riguardante un oggetto immaginario, il fallo. Il suo agente viene collocato nel padre reale.

Qui la parola fallo non va semplicemente identificata con l’organo anatomico.

Il punto riguarda piuttosto il posto che quel significante assume nei rapporti tra il bambino, la madre e il desiderio.

La castrazione introduce un limite:

non posso essere tutto per l’altro e l’altro non può essere tutto per me.

Questa formulazione è una traduzione divulgativa del problema, non una definizione letterale di Lacan. Ma permette di coglierne la direzione.

La castrazione simbolica introduce quindi una differenza decisiva rispetto alla frustrazione:

non si tratta di ottenere finalmente l’oggetto che qualcuno mi nega.

Si tratta di riconoscere che non esiste un oggetto capace di cancellare definitivamente la mancanza attraverso la quale il desiderio viene organizzato.

Lacan continuerà a rielaborare negli anni successivi il rapporto fra castrazione, desiderio, fallo e funzione paterna; quindi lo schema del Seminario IV va letto come una tappa precisa del suo insegnamento, non come la sua ultima parola sulla questione.


Le tre differenze in una formula semplice

Per il lettore della Biblioteca inserirei anche questo piccolo riepilogo:

Frustrazione
Qualcuno non mi dà ciò che attendo.

Privazione
In un posto simbolicamente previsto constato un’assenza reale.

Castrazione
Un limite simbolico impedisce che un oggetto immaginario possa completare definitivamente il rapporto.

Sono formulazioni divulgative, utili per orientarsi. Non sostituiscono lo schema tecnico di Lacan.


Perché Lacan fa questa distinzione?

Per evitare di trattare ogni esperienza di mancanza nello stesso modo.

Se diciamo semplicemente:

“Quella persona soffre perché le manca qualcosa”

non abbiamo ancora spiegato quasi nulla.

Lacan obbliga invece a domandare:

  • che tipo di oggetto è in gioco?
  • come è stato costituito come mancante?
  • quale posto occupa l’altro?
  • si tratta di qualcosa che dovrebbe essere dato?
  • di un posto rimasto vuoto?
  • oppure di un limite strutturale che nessun oggetto potrebbe eliminare?

La distinzione diventa quindi anche uno strumento di lettura clinica. Nel Seminario IV Lacan la utilizza estesamente proprio lavorando sui casi freudiani, in particolare sul Piccolo Hans.

Un caso per approfondire: Il Piccolo Hans

Nel Seminario IV Lacan torna lungamente sul caso freudiano del Piccolo Hans e utilizza la fobia per lavorare precisamente sul rapporto tra oggetto, mancanza, funzione paterna e castrazione.

Guarda il video

Complesso di castrazione | Freud, Lacan e Contri

Nel video confronto il problema della castrazione in Freud, la rielaborazione di Lacan e la successiva lettura di Giacomo B. Contri, mettendo in evidenza anche le differenze tra le tre impostazioni.

Fonte principale

Jacques Lacan, Seminario IV, La relazione d’oggetto, 1956-1957.

È in questo seminario che Lacan organizza sistematicamente frustrazione, privazione e castrazione attraverso i registri reale, simbolico e immaginario.

Percorso collegato
Questo contenuto fa parte di Jacques Lacan.

Approfondimenti
Leggi anche Desiderio e domanda, Isteria e desiderio e Il Piccolo Hans.