Il pensiero di natura secondo Giacomo B. Contri
Il pensiero di natura è uno dei concetti centrali dell’elaborazione di Giacomo B. Contri.
Contri non usa la parola natura per indicare un programma biologico o istintuale già scritto nell’essere umano. Al contrario, sostiene che la condotta umana non sia regolata da istinti sufficienti a stabilire i rapporti con gli altri. Il problema diventa quindi quello della legge secondo cui un corpo umano può muoversi verso la propria soddisfazione.
Nella prima edizione del 1994, il libro porta significativamente il sottotitolo Il padre e il talento negativo. Enciclopedia come carta di una norma fondamentale positiva.
Una legge di moto
Contri definisce il pensiero di natura come il pensiero della legge di moto del corpo orientata alla soddisfazione, al beneficio, alla riuscita.
La parola legge non significa quindi innanzitutto comando:
“Devi fare questo.”
Significa piuttosto poter arrivare a una meta, cioè a una conclusione soddisfacente del proprio moto. Contri precisa infatti che la legge non indica una necessità naturale o un imperativo, ma la possibilità che il moto trovi conclusione.
Questa distinzione è fondamentale.
La legge non viene imposta dall’esterno al soggetto.
È una legge che il soggetto stesso può pensare e alla cui costruzione partecipa.
Freud come punto di partenza
Contri non presenta il pensiero di natura come un’alternativa a Freud.
Lo costruisce a partire da Freud.
Rilegge in particolare la pulsione (Trieb) come legge di moto del corpo e identifica nel principio di piacere freudiano un antecedente decisivo della propria formulazione. Nel Pensiero di natura scrive esplicitamente che il principio di piacere è il nome freudiano di questa legge.
È per questo che, nell’elaborazione contriana, piacere non significa semplicemente “provare sensazioni piacevoli”.
Significa poter giudicare un moto dalla sua soddisfazione, cioè dal fatto che abbia prodotto o meno una conclusione conveniente per il soggetto.
La soddisfazione viene per mezzo di un altro
Uno dei passaggi più caratteristici di Contri riguarda il rapporto con l’altro.
La soddisfazione umana non viene pensata come autosufficienza.
Il soggetto può ricevere beneficio per mezzo di un altro.
Contri riassume questa costituzione iniziale con la celebre frase:
«Allattandomi, mia madre mi ha eccitato […] ad essere soddisfatto per mezzo di un altro».
Il bambino viene chiamato all’esperienza della soddisfazione da qualcuno che interviene nel suo corpo e nel suo bisogno. È quindi fin dall’inizio un’esperienza di rapporto.
Il punto non è idealizzare la madre.
È riconoscere una struttura: posso ricevere un beneficio dall’apporto di un altro.
Il rapporto, non l’istinto
Qui si comprende anche perché il pensiero di natura si collega direttamente alla critica dell’istinto e dell’errore sessualità.
Secondo Contri l’organismo umano non dispone di istinti capaci di prescrivere adeguatamente la propria condotta nei rapporti. Le leggi del moto umano non sono semplicemente innate, ma neppure apprese come un programma imposto dalla cultura: vengono poste nel rapporto tra un soggetto e un altro.
Questo cambia radicalmente la domanda.
Non:
“Qual è il comportamento naturale che devo seguire?”
ma:
“Quale rapporto rende possibile una soddisfazione e un beneficio?”
Competenza individuale
Un altro punto decisivo è la competenza del singolo.
Per Contri ogni soggetto possiede una competenza nel giudicare il proprio rapporto con gli altri. Non occorre una professione specializzata per sapere se un rapporto è conveniente, se produce beneficio, se conclude oppure lascia costantemente insoddisfatti.
Nel Pensiero di natura questa competenza riguarda precisamente il rapporto del soggetto con un altro appartenente all’universo di tutti gli altri.
Per questo il pensiero di natura è anche un pensiero giuridico.
Il soggetto non è soltanto qualcuno al quale vengono applicate leggi.
È anche qualcuno che pone legge nei propri rapporti, giudica, accetta, rifiuta, propone, conclude.
Un esempio quotidiano
Supponiamo che una persona dica:
“Devo continuare questa relazione perché una relazione seria non si abbandona quando ci sono difficoltà.”
Il pensiero di natura introduce una domanda diversa:
Questo rapporto produce ancora qualcosa di buono per entrambi?
Non basta appellarsi alla regola astratta:
“Una coppia deve restare insieme.”
Occorre giudicare il rapporto realmente esistente.
C’è iniziativa?
C’è beneficio?
L’altro è un partner oppure qualcuno al quale devo soltanto obbedire?
Il rapporto permette di produrre qualcosa oppure consiste ormai soltanto nella difesa di un principio?
È il passaggio dalla teoria astratta sul rapporto al giudizio sul rapporto concreto.
Pensiero di natura e psicopatologia
Questo concetto permette anche a Contri di formulare una concezione precisa della psicopatologia.
La patologia non è semplicemente assenza di pensiero.
Il pensiero continua a lavorare, ma può lavorare contro la propria possibilità di soddisfazione.
Nel Pensiero di natura la psicopatologia viene descritta come una deviazione rispetto alla norma del beneficio e del principio di piacere; elaborazioni successive parlano anche di abdicazione del soggetto alla propria competenza e al proprio potere di giudizio.
Questo è un punto molto importante clinicamente:
anche la soluzione patologica è una soluzione pensata.
Proprio per questo può essere riesaminata.
E la psicoanalisi?
Contri compie qui un passaggio molto originale.
La psicoanalisi non sarebbe semplicemente la teoria dalla quale deriva il pensiero di natura.
Arriva a definirla una sua applicazione nella cura. Nel testo del 1998 scrive che la tecnica psicoanalitica è informata dalla norma del pensiero di natura; in un testo successivo definisce inoltre il fine dell’analisi come introduzione al pensiero dell’“appuntamento produttivo”.
La cura, dunque, non dovrebbe dire alla persona come deve vivere.
Dovrebbe permetterle di recuperare la propria competenza nel giudicare e costruire rapporti che possano giungere a soddisfazione.
Perché è utile nella vita quotidiana
Il pensiero di natura sposta continuamente il giudizio:
dal dovere al beneficio;
dall’ideale al rapporto reale;
dalla teoria generale sull’uomo al giudizio del singolo;
dal comando alla possibilità di una conclusione soddisfacente.
Per questo costituisce una chiave per comprendere molti altri concetti di Contri: imputabilità, legge, principio di piacere, rapporto, talento negativo, errore sessualità, amore presupposto e rinuncia.
Guarda l’approfondimento
La pulsione non è solo dentro di noi
In questo video collego Freud e Giacomo B. Contri per mostrare perché la pulsione non può essere pensata come una semplice spinta interna: il suo moto implica fin dall’inizio il rapporto con un altro.
Fonti principali
Giacomo B. Contri, Il pensiero di natura. Il padre e il talento negativo, Sic Edizioni, 1994, prima edizione.
Giacomo B. Contri, Il pensiero di natura, seconda edizione, 1998. È il testo dal quale derivano molte delle formulazioni sopra utilizzate su legge di moto, principio di piacere, competenza individuale e psicopatologia.
Percorso collegato
Questo contenuto fa parte di Giacomo B. Contri.
Approfondimenti tematici
Questo concetto è collegato a Metodo e pratica psicoanalitica e Psicopatologia quotidiana.