Sintomo

Un sintomo è qualcosa che ci fa soffrire, ci limita o si ripete nonostante i nostri tentativi di eliminarlo.

Può essere un pensiero ossessivo, una paura, un comportamento che ritorna, un blocco, un rituale, una difficoltà apparentemente inspiegabile.

La domanda spontanea è:

“Come faccio a liberarmene?”

Freud introduce però una domanda diversa:

“Perché proprio questo sintomo?”

Il sintomo in psicoanalisi non è semplicemente un disturbo casuale da eliminare: ha una storia e può avere un significato.

Che cos’è un sintomo per Freud

In medicina un sintomo è generalmente il segnale di una malattia.

Freud utilizza il termine in un modo più specifico.

Il sintomo psichico è il risultato di un conflitto: qualcosa che non riesce a essere pensato o affrontato direttamente trova un’altra forma attraverso cui manifestarsi.

Per questo Freud parla del sintomo come di una formazione di compromesso.

Non è una soluzione soddisfacente.

È piuttosto il risultato precario di forze psichiche che vanno in direzioni diverse.

Dal sintomo alla rimozione

Per Freud, un sintomo può essere una delle forme attraverso cui qualcosa che non ha potuto essere pensato direttamente continua a produrre effetti. Per comprenderne la logica è quindi importante conoscere il meccanismo della rimozione.

Link: Scopri perché ciò che viene rimosso può continuare ad agire

Dal sintomo alla nevrosi

Un sintomo non va considerato isolatamente. Nella nevrosi può essere una delle forme attraverso cui un conflitto psichico continua a manifestarsi, insieme ad angoscia, inibizioni e ripetizioni.

Link: Approfondisci che cos’è la nevrosi secondo Freud


Un esempio quotidiano

Immaginiamo una persona che desidera molto ottenere una promozione.

È competente, ha esperienza e viene incoraggiata dai colleghi a candidarsi.

Ma ogni volta che deve presentare la domanda succede qualcosa.

Rimanda.

Dimentica una scadenza.

Trova un motivo per aspettare ancora.

Potremmo limitarci a dire:

“Ha paura.”

Ma la domanda psicoanalitica va oltre.

Che cosa diventerebbe possibile se quella persona ottenesse davvero la promozione?

Forse dovrebbe assumersi maggiori responsabilità.

Forse entrerebbe in competizione con qualcuno.

Forse supererebbe una posizione familiare alla quale è rimasta legata.

Il sintomo non fornisce automaticamente la risposta.

Ma indica che lì esiste un problema da interrogare.

Il ritorno del rimosso

Uno dei concetti fondamentali di Freud è la rimozione.

Un pensiero può essere respinto dalla coscienza, ma questo non significa che sia stato eliminato.

Ciò che viene rimosso può ritornare in una forma diversa.

Un sogno.

Un lapsus.

Una paura.

Un comportamento.

Un sintomo.

Per questo il sintomo può essere considerato una delle forme attraverso cui qualcosa che non ha trovato una soluzione continua a ripresentarsi.

Non ritorna necessariamente sotto forma di un ricordo chiaro.

Ritorna negli effetti.

Quando il rimosso ritorna come sintomo

Rimuovere un pensiero non significa cancellarlo. Freud mostra che ciò che è stato respinto dalla coscienza può continuare ad avere effetti e ritornare in forme indirette, anche attraverso un sintomo.

In questo video approfondisco uno dei concetti fondamentali della psicoanalisi: la rimozione e il ritorno del rimosso.

Guarda il video: Cos’è la rimozione secondo Freud

Perché il sintomo si ripete?

Questa è una delle domande che più frequentemente una persona si pone.

“So che mi fa male. Perché continuo?”

Non basta rispondere:

“Perché inconsciamente ti conviene.”

È una spiegazione troppo semplice e spesso anche colpevolizzante.

Una persona può continuare a ripetere una condotta pur perdendoci molto.

Relazioni.

Opportunità.

Tempo.

Libertà.

Il fatto che un sintomo persista non dimostra che il soggetto ne ricavi un vantaggio.

Indica piuttosto che una soluzione diversa non è ancora diventata disponibile.

Il sintomo non è un vantaggio nascosto

Nella divulgazione psicologica capita spesso di sentir dire:

“Se continui ad avere quel problema è perché, in fondo, ci guadagni qualcosa.”

È una conclusione pericolosa.

Freud osserva certamente che nel sintomo può esserci una forma paradossale di soddisfazione e che esso può stabilizzarsi nel funzionamento psichico.

Ma questo non significa che la persona abbia scelto razionalmente di soffrire perché le conviene.

Giacomo Contri insiste su un punto particolarmente importante: il problema psicopatologico può essere letto non come un guadagno nascosto, ma come perdita di una possibilità di soddisfazione.

Il sintomo segnala che qualcosa nel pensiero e nei rapporti non sta funzionando in modo vantaggioso per il soggetto.

Sintomo e angoscia

Il sintomo può avere un rapporto stretto con l’angoscia.

In alcuni casi può perfino contribuire a circoscriverla.

Una persona angosciata in molte situazioni può sviluppare una paura molto precisa.

A quel punto sembra sapere:

“Il problema è questo.”

L’angoscia diffusa ha trovato un oggetto.

È uno dei meccanismi che possiamo osservare nelle fobie.

Questo non significa che il sintomo risolva realmente il problema.

Può semplicemente renderlo più organizzato e, nello stesso tempo, più limitante.

Sintomo e inibizione non sono la stessa cosa

Freud distingue il sintomo dall’inibizione.

Nell’inibizione una funzione dell’Io viene limitata.

La persona potrebbe fare qualcosa, ma smette progressivamente di farlo.

Nel sintomo, invece, compare una nuova formazione.

Un rituale.

Un pensiero ossessivo.

Una paura.

Una condotta ripetitiva.

Le due cose possono naturalmente presentarsi insieme.

Una fobia, per esempio, può produrre anche una forte inibizione della vita quotidiana.

Eliminare il sintomo basta?

Naturalmente chi soffre desidera che il sintomo scompaia.

È comprensibile.

Ma per la psicoanalisi eliminarlo senza comprenderne la logica può non essere sufficiente.

La domanda non è soltanto:

“Come faccio a smettere?”

ma:

“Che cosa sta accadendo nella mia vita perché proprio questo sintomo sia diventato necessario?”

La parola “necessario” non significa inevitabile.

Significa che, in quel momento, il sintomo si è inserito in una certa organizzazione del pensiero.

Comprendere questa organizzazione può permettere di costruire una soluzione diversa.

Il sintomo può cambiare

Un sintomo non è un’identità.

Dire:

“Sono ossessivo.”

“Sono ansioso.”

“Sono fatto così.”

rischia di trasformare una difficoltà in una definizione permanente della persona.

La psicoanalisi parte invece dal presupposto che il sintomo abbia una storia.

Se ha una storia, può essere interrogato.

E ciò che può essere interrogato può anche essere modificato.

Che cosa possiamo domandarci?

Davanti a un sintomo può essere utile osservare:

Quando è comparso?

In quali situazioni peggiora?

Che cosa stava accadendo nella mia vita quando è iniziato?

Che cosa mi impedisce di fare?

Che cosa succederebbe se non ci fosse più?

Sono domande che non producono automaticamente un’interpretazione.

Ma permettono di smettere di considerare il sintomo come un oggetto estraneo caduto improvvisamente addosso alla persona.

Per continuare

Il sintomo è strettamente legato ad altri concetti fondamentali della psicoanalisi.

Può essere preceduto dall’angoscia, accompagnarsi a un’inibizione e rappresentare una delle forme attraverso cui ritorna ciò che è stato rimosso.

Per questo comprendere il sintomo apre direttamente alla teoria freudiana della nevrosi.

Dal sintomo alla nevrosi

Un sintomo non va considerato isolatamente. Nella nevrosi fa parte di un modo più ampio attraverso cui il pensiero tenta di affrontare un conflitto, anche quando quella soluzione finisce per produrre sofferenza e limitazioni.

Guarda il video: La nevrosi non è la malattia

Continua il percorso: Angoscia → Inibizione → Sintomo → Nevrosi

Fonti per approfondire

Sigmund Freud, Inibizione, sintomo e angoscia (1926)
Uno dei testi fondamentali per comprendere il rapporto tra formazione del sintomo, angoscia, difesa e funzionamento dell’Io.

Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Lezione XXIII: “Le vie della formazione dei sintomi” (1916-1917)
Freud affronta direttamente il problema della formazione del sintomo e mostra come il conflitto psichico possa trovare nel sintomo una particolare formazione di compromesso.

Sigmund Freud, La rimozione (1915)
Testo fondamentale per comprendere perché ciò che viene escluso dalla coscienza non scompare necessariamente, ma può continuare a produrre effetti e ritornare in forma indiretta.