A volte sappiamo perfettamente fare qualcosa, ma non riusciamo a farlo.
Non perché ci manchi la capacità.
È come se una funzione della nostra vita venisse improvvisamente frenata.
Una persona sa parlare, ma non riesce a intervenire in pubblico. Sa studiare, ma davanti a un esame si blocca. Desidera una relazione, ma quando qualcuno si avvicina davvero si ritira.
Freud chiama inibizione questa limitazione di una funzione dell’Io.
Che cos’è un’inibizione
L’inibizione non coincide con una semplice incapacità.
Se una persona non ha mai imparato a suonare il pianoforte, non possiamo dire che sia inibita nel suonarlo.
L’inibizione riguarda piuttosto una funzione che il soggetto possiede, ma che diventa difficile, limitata o impossibile da esercitare.
Può riguardare il lavoro, lo studio, il movimento, la sessualità, il rapporto con gli altri, la parola.
La domanda diventa quindi:
che cosa rende improvvisamente pericoloso fare qualcosa che, in teoria, sarei perfettamente capace di fare?
Freud: inibizione, sintomo e angoscia
Nel 1926 Freud dedica un intero saggio al rapporto tra inibizione, sintomo e angoscia.
Le tre cose non sono sinonimi.
L’angoscia può funzionare come segnale di pericolo.
Sintomo
Inibizione e sintomo non sono la stessa cosa. Nell’inibizione una funzione viene limitata; nel sintomo compare invece una nuova formazione — per esempio una paura, un rituale, un pensiero ossessivo o una condotta che tende a ripetersi.Il sintomo può rappresentare una soluzione di compromesso a un conflitto.
L’inibizione, invece, riguarda soprattutto la limitazione di una funzione dell’Io.
In pratica, qualcosa viene evitato o ridotto perché esercitare quella funzione è diventato troppo conflittuale.
Link: Scopri che cos’è il sintomo secondo la psicoanalisi
“Potrei, ma non riesco”
Questa è forse la frase che descrive meglio l’inibizione.
“So che potrei farlo, ma non riesco.”
Pensiamo a una persona molto competente che evita continuamente di candidarsi a una posizione migliore.
Oppure a qualcuno che ha preparato perfettamente un esame, ma appena entra nell’aula non riesce più a parlare.
O ancora a una persona che desidera un rapporto affettivo, ma quando la relazione diventa reale comincia a trovare mille motivi per allontanarsi.
In tutti questi casi la capacità esiste.
Il problema riguarda la possibilità di utilizzarla.
Perché mi sento bloccato?
A volte il problema non è non sapere cosa fare, ma non riuscire a fare proprio ciò che sappiamo di poter fare.
In questo video approfondisco il tema del blocco psicologico e dell’inibizione: quando una capacità c’è, ma qualcosa ne impedisce l’uso libero.
Guarda il video: Perché mi sento bloccato?
Quando l’inibizione sembra prudenza
Una delle difficoltà è che l’inibizione spesso si presenta sotto forma di una spiegazione perfettamente ragionevole.
“Non è il momento giusto.”
“Meglio aspettare.”
“Non sono ancora abbastanza preparato.”
“Non voglio rischiare.”
Naturalmente queste frasi possono essere del tutto sensate.
Ma quando diventano una regola permanente, può essere utile chiedersi se non stiano proteggendo qualcosa di diverso.
La prudenza rimanda una decisione quando serve.
L’inibizione può rimandarla indefinitamente.
L’angoscia può precedere il blocco
Molte inibizioni sono accompagnate dall’angoscia.
La persona immagina di fare qualcosa e sente immediatamente tensione, disagio, paura.
A quel punto rinuncia.
La rinuncia riduce temporaneamente l’angoscia.
Ed è proprio questo sollievo immediato che può rafforzare il blocco.
Non faccio ciò che mi angoscia, sto meglio per un momento, e quindi la volta successiva sarò ancora più portato a evitarlo.
La funzione finisce progressivamente per restringersi.
Inibizione e desiderio
Un’inibizione diventa particolarmente interessante quando compare proprio vicino a qualcosa che la persona desidera.
Vorrebbe cambiare lavoro.
Vorrebbe iniziare una relazione.
Vorrebbe separarsi.
Vorrebbe pubblicare un progetto.
Vorrebbe chiedere qualcosa.
E proprio quando arriva il momento di agire compare il blocco.
Questo non significa automaticamente che ogni inibizione nasconda un “vero desiderio represso”.
Significa però che vale la pena interrogarsi su ciò che diventerebbe possibile se quella funzione tornasse libera.
Il costo dell’inibizione
Un’inibizione può sembrare inizialmente una piccola rinuncia.
Ma se dura nel tempo può diventare molto costosa.
La persona smette di viaggiare.
Evita certe relazioni.
Rinuncia a opportunità professionali.
Non prende più iniziative.
La vita si restringe progressivamente attorno a ciò che appare sicuro.
Ed è qui che una difficoltà apparentemente circoscritta può diventare una vera limitazione della libertà personale.
Che cosa possiamo domandarci?
Davanti a un’inibizione può essere utile non chiedersi soltanto:
“Perché non riesco?”
ma anche:
“Che cosa accadrebbe se riuscissi?”
Che cosa cambierebbe?
Quale responsabilità dovrei assumermi?
Da chi mi separerei?
Che cosa rischierei di ottenere?
A volte il problema non riguarda soltanto la paura del fallimento.
Può riguardare anche ciò che diventerebbe possibile in caso di successo.
Per continuare
L’inibizione è strettamente collegata all’angoscia, ma non coincide con essa.
Può inoltre accompagnarsi alla formazione di un sintomo, cioè a una soluzione psichica che cerca di gestire un conflitto producendo però una nuova difficoltà.
Continua il percorso: Angoscia → Inibizione → Sintomo
Fonti per approfondire
Sigmund Freud, Inibizione, sintomo e angoscia (1926)
È il testo fondamentale per comprendere la distinzione tra inibizione, sintomo e angoscia e il modo in cui Freud collega la limitazione di una funzione dell’Io ai conflitti psichici.
Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi
Le lezioni dedicate all’angoscia e alla formazione dei sintomi permettono di seguire lo sviluppo della teoria freudiana precedente alla formulazione del 1926.