A volte il problema non è che non pensiamo abbastanza.
È che continuiamo a pensare sempre la stessa cosa.
La stessa persona.
Lo stesso torto.
Lo stesso errore.
La stessa paura.
Il pensiero gira, ma non arriva da nessuna parte.
Nel video sulla fissazione utilizzo l’immagine di un disco rotto: continua a ripetere la stessa strofa senza produrre nulla di nuovo.
Ma che cosa significa davvero fissazione in psicoanalisi?
E soprattutto:
come possiamo accorgerci che qualcosa del passato sta limitando le possibilità del presente?
Che cos’è la fissazione?
Nel linguaggio quotidiano diciamo facilmente:
«Mi sono fissato su questa cosa.»
Per Freud il termine ha però un significato più preciso.
Nel corso dello sviluppo, una parte della libido può rimanere particolarmente legata a una precedente modalità di soddisfazione, a una fase dello sviluppo oppure a determinati oggetti.
Freud parla quindi di fissazione della libido e la mette in rapporto con la possibilità della regressione: quando uno sviluppo incontra difficoltà, può esserci un ritorno verso punti nei quali la libido era rimasta maggiormente vincolata.
Questo è il significato tecnico freudiano.
Nel video estendo poi il concetto alla vita quotidiana con una formulazione più semplice:
c’è fissazione quando il pensiero continua a tornare sullo stesso punto senza elaborarlo.
È una formulazione divulgativa, non la definizione letterale di Freud.
Pensare molto non significa elaborare
Una persona può pensare continuamente a un problema.
Eppure non elaborarlo affatto.
Sei arrabbiato con qualcuno.
Ci pensi tutti i giorni.
Ripeti:
«Quello che mi ha fatto è imperdonabile.»
Ma dopo sei mesi il pensiero è esattamente nello stesso punto.
Oppure dici di essere innamorato di qualcuno.
Ci pensi continuamente.
Ma se ti chiedono:
«Che cosa stai pensando veramente di quella persona?»
non sai andare oltre:
«Mi manca.»
Il pensiero c’è.
Ma non si muove.
Nel video utilizzo un’altra immagine: è come una macchina nella neve con le ruote che girano a vuoto.
C’è molto movimento.
Ma nessun avanzamento.
Per questo la domanda utile non è soltanto:
«Quanto penso a questa cosa?»
ma:
«Il mio pensiero sta producendo qualcosa di nuovo?»
Fissazione e sviluppo
Freud costruisce il concetto di fissazione all’interno della sua teoria dello sviluppo della libido.
Parla delle differenti organizzazioni della vita sessuale infantile e della possibilità che una quota della libido rimanga particolarmente legata a modalità precedenti di soddisfazione.
Nel video utilizzo, per renderlo comprensibile, gli esempi tradizionali delle fasi orale, anale e fallica.
Qui però è importante evitare un uso meccanico della teoria.
Non possiamo dire:
«Fumi, quindi sei fissato alla fase orale.»
oppure:
«Sei ordinato, quindi hai una fissazione anale.»
La psicoanalisi non è un catalogo nel quale a ogni comportamento corrisponde automaticamente una causa infantile.
Il punto interessante è un altro:
qualcosa che in un certo momento della vita ha organizzato la soddisfazione può continuare successivamente ad avere un peso sproporzionato.
La fissazione limita quindi la possibilità di trovare nuove soluzioni e nuovi oggetti di soddisfazione.
Quando una vecchia teoria rimane al suo posto
Nella pagina sul Trauma psichico abbiamo incontrato un altro problema.
Una persona può ricevere, soprattutto nell’infanzia, una teoria attraverso la quale impara a interpretare se stessa, il proprio corpo o i rapporti.
Nel video sulla fissazione utilizzo l’espressione:
“teoria menzognera”
e mostro come una convinzione ricevuta possa continuare ad agire molto tempo dopo.
Questa espressione appartiene alla mia elaborazione divulgativa e non è una definizione freudiana della fissazione.
Possiamo però utilizzarla per porre una domanda interessante:
quali convinzioni ho continuato ad applicare anche quando la realtà non le confermava più?
Per esempio:
«La nudità è qualcosa di colpevole.»
«Non ci si può fidare di nessuno.»
«Se sbaglio una volta, significa che sono incapace.»
«Una certa persona è insostituibile.»
La fissazione può allora essere pensata anche come la difficoltà a rimettere al lavoro una conclusione che era diventata definitiva.
Approfondisci: Trauma psichico.
Fissarsi su una persona
Uno dei campi nei quali la fissazione diventa più facilmente riconoscibile è quello amoroso.
Una relazione è terminata da anni.
Eppure continui a confrontare ogni nuova persona con quella precedente.
Oppure il primo amore viene ricordato come perfetto:
nessuno sarà mai come lui.
Oppure continui a controllare i social dell’ex, a chiedere informazioni, a ricostruire ciò che fa.
La persona non è più presente nella tua vita.
Ma continua a occupare una parte enorme del tuo pensiero.
Nel video collego questo fenomeno anche all’idealizzazione: l’altro può diventare così perfetto, unico o insostituibile da rendere molto difficile l’apertura verso nuovi rapporti.
Anche Freud utilizza ampiamente il concetto di fissazione della libido a determinati oggetti e mostra come legami infantili possano influire sulle successive scelte amorose.
La domanda pratica diventa:
sto ancora pensando quella persona oppure la sto usando come misura con cui impedisco a qualsiasi nuova relazione di esistere?
Fissazione non è la stessa cosa di lutto
Nel video compare anche Lutto e melanconia.
Qui è necessaria una precisazione.
Freud non dice semplicemente:
«Se non elabori il lutto, diventi melanconico.»
Mette invece a confronto due condizioni differenti.
Nel lutto esiste una perdita riconoscibile e si compie progressivamente un lavoro psichico rispetto a ciò che è stato perduto.
Nella melanconia Freud individua caratteristiche ulteriori e osserva, tra l’altro, che può non essere pienamente cosciente che cosa sia stato perduto nell’oggetto.
Quindi una persona che continua a pensare a un amore terminato non è automaticamente “melanconica”.
Possiamo però domandarci:
che cosa rende così difficile lasciare libera quella posizione per nuovi investimenti e nuovi rapporti?
Fissazione e ripetizione non sono la stessa cosa
I due concetti sono molto vicini, ma conviene distinguerli.
Nella fissazione qualcosa rimane particolarmente vincolato a un punto precedente.
Nella ripetizione qualcosa viene nuovamente messo in atto.
Possiamo dirlo in modo molto semplice:
la fissazione indica il punto al quale rimango legato;
la ripetizione mostra uno dei modi in cui quel legame può continuare a comparire nel presente.
Per questo le due pagine devono essere lette insieme, ma non devono diventare doppioni.
Approfondisci: Perché ripetiamo?
Quando la fissazione diventa una routine
Un’altra forma facilmente riconoscibile compare quando la stessa soluzione viene ripetuta continuamente.
Controllare.
Ricontrollare.
Chiedere conferme.
Ripercorrere mentalmente una decisione.
Nel video faccio l’esempio di chi torna continuamente a controllare il gas, la porta o il ferro da stiro.
Questo non significa che ogni comportamento ripetitivo sia una fissazione.
Nel caso della nevrosi ossessiva entrano in gioco meccanismi più complessi: dubbio, rituale, controllo, neutralizzazione, rinvio dell’azione.
Per questo il tema va approfondito nella pagina dedicata alla Nevrosi ossessiva.
Come riconoscere una fissazione?
Un buon indizio può essere questa domanda:
«Dove il mio pensiero non produce più niente di nuovo?»
Non basta che un pensiero ritorni.
A volte è normale tornare molte volte su una questione importante.
Il problema emerge quando ogni volta arriviamo alla stessa identica conclusione.
«È colpa mia.»
«Non posso farne a meno.»
«Sono fatto così.»
«Non mi fiderò mai più.»
«Nessuno sarà come lei.»
«Non posso rischiare un’altra volta.»
Nel video compaiono proprio persone bloccate sugli errori del passato, sulla colpa o su una rabbia che continua a ripresentarsi senza essere elaborata.
La fissazione restringe il campo delle possibilità:
su cento strade possibili, il pensiero ne percorre continuamente una sola.
Come si lavora sulla fissazione?
Non cercando di proibire il pensiero.
Dire:
«Non pensarci più»
serve molto poco.
Il problema non è eliminare un pensiero.
È rimetterlo in movimento.
Che cosa significa?
Produrre nuove associazioni.
Ricostruire perché quella soluzione è diventata così importante.
Verificare se continua davvero a essere utile.
Distinguere ciò che apparteneva a una situazione passata da ciò che accade oggi.
E soprattutto riaprire possibilità di azione che la fissazione aveva progressivamente escluso.
Nel video lo sintetizzo con una frase:
nella fissazione non c’è lavoro.
La cura consiste proprio nel ricominciare quel lavoro.
Non perché il passato venga cancellato.
Ma perché non sia più l’unico punto dal quale il presente può essere pensato.
Fissazione e ripetizione
La fissazione aiuta a capire perché il passato può continuare ad avere effetti nel presente. Non significa semplicemente “ricordare” qualcosa che è accaduto: significa continuare a utilizzare una modalità di pensiero, di soddisfazione o di rapporto che si è costituita in precedenza.
In alcuni casi all’origine può esserci anche un’esperienza traumatica, cioè qualcosa che il soggetto non è riuscito a elaborare adeguatamente.
Ma la fissazione diventa particolarmente evidente quando quella stessa soluzione viene riproposta in situazioni nuove: cambiano le persone, cambiano le circostanze, eppure sembra che qualcosa torni sempre allo stesso punto.
È qui che incontriamo un altro grande problema individuato da Freud: perché ripetiamo ciò che ci fa soffrire?
Continua il percorso: Trauma psichico → Fissazione → Perché ripetiamo?
Guarda il video
Freud e la Fissazione: Perché Restiamo Intrappolati nei Nostri Pensieri?
Nel video spiego la fissazione partendo da esempi quotidiani: pensieri che girano a vuoto, teorie infantili, relazioni amorose, errori del passato e comportamenti ripetitivi.
Fonti principali
Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905.
Per lo sviluppo della libido, le organizzazioni della sessualità infantile e le fissazioni a precedenti oggetti e modalità di soddisfazione.
Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi, lezioni XXI–XXII, 1916–1917.
Sono particolarmente importanti per il rapporto tra sviluppo della libido, fissazione e regressione.
Sigmund Freud, Lutto e melanconia, scritto nel 1915 e pubblicato successivamente.
Utile per approfondire il problema della perdita dell’oggetto, distinguendo però accuratamente lutto e melanconia.
Percorsi collegati
Trauma psichico
Quando un’esperienza o una teoria del passato continua a organizzare il presente.
Perché ripetiamo?
Per comprendere come ciò a cui restiamo legati possa tornare attraverso comportamenti e rapporti che si ripetono.
Nevrosi ossessiva
Quando il pensiero, il dubbio e il controllo finiscono per sostituire decisione e iniziativa.
Sigmund Freud
Per approfondire i concetti di libido, sviluppo, regressione e ripetizione.