La nevrosi ossessiva non consiste semplicemente nell’essere ordinati, precisi o pieni di pensieri.
Una persona può essere disordinata e avere un funzionamento ossessivo. Può lavorare moltissimo, essere efficiente, responsabile e apparentemente decisa.
Eppure, proprio davanti alle questioni che contano davvero, può trovarsi continuamente a:
pensare invece di agire;
prepararsi invece di iniziare;
controllare invece di fidarsi;
rimandare invece di concludere.
Per la psicoanalisi il problema non è quindi soltanto la presenza di pensieri ripetitivi.
La domanda è:
che cosa diventa impossibile fare mentre continuo a pensare?
Nevrosi ossessiva e disturbo ossessivo-compulsivo non sono la stessa cosa
In questa Biblioteca utilizziamo nevrosi ossessiva nel significato psicoanalitico inaugurato da Freud.
Non è quindi un sinonimo automatico dell’attuale diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo.
Una diagnosi descrive determinati sintomi.
La psicoanalisi cerca invece di interrogare anche la logica con cui una persona organizza pensiero, desiderio, rapporti e azione.
Per questo una struttura ossessiva può diventare visibile anche attraverso fenomeni apparentemente molto diversi: dubbio, rinvio, controllo, rituali, eccesso di lavoro, difficoltà a decidere, isolamento o trasformazione dei rapporti in problemi da amministrare.
Il dubbio non serve sempre a trovare la risposta
Normalmente dubitare è utile.
Se devo prendere una decisione importante, raccolgo informazioni, confronto possibilità e poi concludo.
Nel funzionamento ossessivo può accadere qualcosa di diverso:
la ricerca della certezza impedisce la conclusione.
Un’altra informazione.
Un altro parere.
Un’altra verifica.
Un’ultima possibilità da valutare.
Ma la decisione definitiva continua a spostarsi in avanti.
Nel caso dell’Uomo dei Topi, Freud dedica un’intera parte del suo studio proprio al rapporto tra dubbio e compulsione.
Il dubbio non produce necessariamente una decisione migliore.
Può diventare il sistema attraverso il quale la decisione viene continuamente rinviata.
Quando pensare sostituisce l’agire
Freud arriva a una formulazione particolarmente interessante:
nell’ossessivo, il pensiero può prendere il posto dell’azione.
La preparazione sostituisce la decisione finale.
Poi anche la preparazione può essere sostituita da un’ulteriore attività mentale.
Si pensa a ciò che si dovrebbe fare.
Si pensa a come farlo.
Si pensa a ciò che potrebbe accadere facendolo.
Si pensa a ciò che sarebbe accaduto scegliendo diversamente.
E intanto l’azione rimane sospesa.
È una delle ragioni per cui la nevrosi ossessiva può essere accompagnata da una forma apparentemente paradossale di procrastinazione:
la persona non sta facendo niente?
Al contrario.
Può fare moltissimo.
Ma non necessariamente ciò che aveva davvero interesse a concludere.
Fare mille cose tranne quella importante
Questa logica è molto visibile nella vita quotidiana.
Una persona deve preparare un progetto importante.
Prima sistema le email.
Poi riordina la scrivania.
Poi risponde a tre telefonate.
Poi controlla un documento secondario.
Arriva a sera stanchissima.
Ha lavorato tutto il giorno.
Eppure il lavoro decisivo non è stato iniziato.
Il punto non è la pigrizia.
Il problema interessante è proprio l’opposto:
l’attività stessa può diventare il modo attraverso cui evitare un’iniziativa.
Per questo, nella nevrosi ossessiva, “fare” e “agire” non sono necessariamente la stessa cosa.
Il controllo
Il controllo viene spesso presentato come il sintomo più evidente dell’ossessività.
Ma anche qui occorre domandarsi:
che cosa sto cercando di ottenere controllando tutto?
Controllare significa ridurre l’imprevisto.
Sapere prima che cosa accadrà.
Evitare che l’altro introduca qualcosa che non avevo previsto.
Questo può funzionare bene quando devo organizzare un bilancio o verificare un progetto.
Diventa problematico quando lo stesso criterio viene trasferito ai rapporti.
Una persona non è un documento da correggere.
Un partner non è un progetto da ottimizzare.
Un figlio non è un comportamento da programmare.
Quando il rapporto viene trattato come un sistema da mettere a posto, l’altro rischia di diventare un oggetto da amministrare.
Desiderio e dovere
Un’altra divisione frequente è quella tra:
ciò che desidero
e
ciò che devo fare.
Il soggetto può essere estremamente competente nel campo del dovere.
Lavora.
Risponde.
Mantiene gli impegni.
Organizza.
Prevede.
È affidabile.
Ma quando dovrebbe formulare una propria preferenza può comparire una difficoltà sorprendente:
«Che cosa voglio?»
La risposta viene sostituita facilmente da:
«Che cosa sarebbe giusto fare?»
oppure:
«Che cosa si aspettano da me?»
oppure ancora:
«Qual è la scelta migliore?»
Il problema non consiste nel fatto che esistano obblighi.
Consiste nel trasformare l’intera vita in un sistema di obblighi nel quale non rimane più un soggetto che prende iniziativa per una propria soddisfazione.
Amore e odio possono convivere
Nel caso dell’Uomo dei Topi Freud incontra continuamente la presenza contemporanea di sentimenti opposti.
Amore e ostilità non si cancellano necessariamente a vicenda.
Proprio questa opposizione contribuisce, nella sua elaborazione, a rendere difficile la decisione.
Se ogni iniziativa permette a una posizione di affermarsi, la posizione contraria può immediatamente intervenire:
lo faccio.
No, non devo farlo.
Lo voglio.
Ma forse non lo voglio davvero.
Decido.
Però prima devo essere sicuro.
Il risultato può essere una vita trascorsa a mantenere aperte possibilità che non vengono mai realmente giudicate e concluse.
L’Uomo dei Topi
Il caso più importante di Freud sulla nevrosi ossessiva viene pubblicato nel 1909 con il titolo:
Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva.
Il paziente, conosciuto poi come Uomo dei Topi, presenta pensieri ossessivi, paure, rituali e una tormentata difficoltà nel prendere decisioni.
Un racconto terribile ascoltato durante il servizio militare — una tortura che coinvolge dei topi — diventa il punto attorno al quale si sviluppano alcune delle sue idee ossessive.
Ma il caso è importante soprattutto perché permette a Freud di studiare:
- il dubbio;
- la compulsione;
- l’ambivalenza;
- il rapporto tra pensiero e azione;
- il rinvio della decisione;
- il modo in cui un conflitto può spostarsi su problemi apparentemente secondari.
L’Uomo dei Topi merita quindi una pagina autonoma della Biblioteca, alla quale questa voce verrà collegata.
La nevrosi ossessiva si può curare?
La questione decisiva non è eliminare semplicemente ogni dubbio.
Una persona senza dubbi non sarebbe necessariamente più sana.
E neppure si tratta di diventare impulsivi.
Il lavoro analitico riguarda piuttosto il criterio con cui vengono costruite le decisioni.
Che cosa sto evitando?
Quale iniziativa continuo a rinviare?
Perché ho bisogno di una certezza impossibile prima di agire?
Che cosa accadrebbe se permettessi all’altro di rispondere invece di prevedere già la sua risposta?
L’obiettivo non è:
pensare di meno.
È poter tornare a utilizzare il pensiero per arrivare a una conclusione, invece di utilizzare il pensiero per impedire indefinitamente la conclusione.
Guarda gli approfondimenti
Perché fai mille cose ma non quelle importanti?
Il paradosso dell’ossessivo che può essere continuamente occupato e tuttavia rinviare proprio l’azione nella quale è maggiormente implicato.
Perché senti il bisogno di “sistemare” tutto?
Ordine e controllo non sono necessariamente patologici. Diventano interessanti quando “mettere a posto” sostituisce il rapporto con ciò che non può essere completamente previsto.
Nevrosi ossessiva: si può guarire?
Un approfondimento sul problema della cura: uscire dalla trappola del controllo non significa diventare disordinati, ma recuperare possibilità di desiderio, soddisfazione e iniziativa.
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Perché l’ossessivo ti trasforma in un oggetto: psicologia del controllo
Approfondisce ciò che accade quando la logica del controllo viene trasferita direttamente sul partner e sui rapporti.
Il caso dell’Uomo dei Topi: Freud svela il segreto della mente ossessiva
Il caso clinico freudiano attraverso cui diventa possibile osservare concretamente dubbio, rituale, rinvio e pensiero ossessivo.
Fonte principale
Sigmund Freud, Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva (Caso clinico dell’Uomo dei Topi), 1909.
È il caso clinico fondamentale attraverso cui Freud sviluppa alcuni dei problemi centrali della nevrosi ossessiva: dubbio, compulsione, ambivalenza e sostituzione dell’azione con il pensiero.
Per un ulteriore sviluppo della teoria freudiana dei sintomi e delle difese:
Sigmund Freud, Inibizione, sintomo e angoscia, 1926.
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Questo contenuto fa parte di Psicopatologia quotidiana.
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