Che cosa significa ri-prendere iniziativa?

Risposta essenziale

Ri-prendere iniziativa significa tornare a formulare proposte, domande e giudizi nei rapporti, invece di limitarsi a reagire alle richieste, alle aspettative o alle decisioni altrui. Non significa agire da soli o imporsi sugli altri: significa riconoscere il proprio contributo alla costruzione di un rapporto e verificare quali iniziative possano produrre beneficio e soddisfazione.

Che cos’è l’iniziativa nei rapporti?

L’iniziativa è l’atto con cui una persona introduce nel rapporto una domanda, una proposta o un giudizio, senza attendere che sia sempre l’altro a stabilire che cosa debba accadere. Può consistere nel chiedere una collaborazione, formulare un invito, porre una condizione, rifiutare una richiesta o proporre una soluzione diversa.

Avere iniziativa non significa controllare il risultato. Una proposta può essere accolta, rifiutata o modificata dall’altro. La competenza del soggetto riguarda la possibilità di formulare l’iniziativa, giudicare la risposta ricevuta e decidere come proseguire il rapporto.

Nell’elaborazione di Giacomo B. Contri, riprendere iniziativa significa tornare a esercitare giudizio nei propri rapporti e nelle proprie soluzioni.

Come si riconosce una perdita di iniziativa?

  • si attende che siano sempre gli altri a proporre, decidere o autorizzare;
  • si accettano richieste senza valutarne la convenienza;
  • si rinuncia a formulare una domanda per timore del rifiuto;
  • si interpreta ogni disaccordo come rischio di perdere il rapporto;
  • si continua a lamentarsi di una situazione senza introdurre una proposta;
  • si considera il giudizio altrui più affidabile del proprio;
  • si reagisce soltanto quando il disagio è diventato insostenibile.

La perdita di iniziativa non coincide necessariamente con la passività visibile. Anche un’attività continua può essere soltanto una risposta alle richieste altrui. La questione è verificare se il soggetto stia introducendo nel rapporto una propria domanda e un proprio giudizio.

Un esempio: aspettare sempre l’autorizzazione

Una persona desidera proporre un cambiamento nel proprio lavoro, ma continua ad attendere che il responsabile comprenda spontaneamente la situazione e le offra una possibilità. Nel frattempo si lamenta, accumula irritazione e conclude di non avere alcun margine di azione.

Ri-prendere iniziativa non significa pretendere che la proposta venga accolta. Significa formulare la domanda, presentare le ragioni del cambiamento e osservare quale risposta produce l’altro.

Anche un rifiuto può offrire un elemento di giudizio. La persona può così distinguere ciò che dipende dalla propria iniziativa da ciò che dipende dalla risposta dell’altro e decidere come proseguire.

Che cosa non significa prendere iniziativa?

  • non significa agire impulsivamente;
  • non significa fare tutto da soli;
  • non significa imporsi sull’altro;
  • non significa controllare in anticipo il risultato;
  • non significa ignorare le condizioni reali del rapporto;
  • non significa assumersi automaticamente la responsabilità delle decisioni altrui;
  • non significa trasformare ogni difficoltà in una prova di forza.

L’iniziativa introduce una possibilità nel rapporto e la sottopone alla risposta dell’altro. Il soggetto è imputabile della propria proposta e del modo in cui giudica la risposta ricevuta; non è però automaticamente responsabile degli atti e delle decisioni dell’altro.

Come può la psicoanalisi aiutare a ri-prendere iniziativa?

Nel lavoro analitico la persona può ricostruire come sia arrivata a rinunciare a una domanda, a subordinare il proprio giudizio a quello altrui o ad attendere continuamente un’autorizzazione.

L’analisi non prescrive quale iniziativa assumere. Permette di riconoscere le conclusioni, i timori e le soluzioni che hanno reso una proposta impensabile o apparentemente impossibile.

Quando una rinuncia viene riconosciuta come una soluzione costruita dal soggetto, può diventare nuovamente giudicabile. Ri-prendere iniziativa significa allora verificare altre possibilità nel rapporto, senza pretendere di controllare la risposta dell’altro.

Quale vantaggio produce ri-prendere iniziativa?

Ri-prendere iniziativa permette di uscire dall’attesa che siano sempre gli altri a comprendere, autorizzare o modificare una situazione. Il soggetto può introdurre una proposta nel rapporto e ottenere una risposta sulla quale esercitare il proprio giudizio.

Il vantaggio non consiste nella certezza di ottenere ciò che si desidera. Consiste nel poter distinguere tra una possibilità reale, una condizione da negoziare e un rapporto che non offre collaborazione.

In questo modo anche una risposta negativa può diventare utile: non definisce il valore della persona, ma fornisce un elemento per decidere se formulare una proposta diversa, cercare un altro interlocutore o interrompere un investimento non conveniente.

Un esempio: l’iniziativa nel lavoro
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Domande frequenti

Prendere iniziativa significa essere sicuri di sé?

No. L’iniziativa non richiede la certezza del risultato né l’assenza di esitazione. Consiste nel formulare una domanda o una proposta e nel sottoporla alla risposta dell’altro, mantenendo la possibilità di giudicare ciò che accade.

Che cosa accade se l’altro rifiuta la proposta?

Il rifiuto non rende inutile l’iniziativa. Offre un’informazione sul rapporto e sulle condizioni poste dall’altro. Il soggetto può così decidere se modificare la proposta, cercare un altro interlocutore o interrompere un investimento che non produce beneficio.

Ri-prendere iniziativa significa assumersi ogni responsabilità?

No. Il soggetto è imputabile della propria iniziativa e del giudizio con cui considera la risposta ricevuta. Questo non lo rende automaticamente responsabile degli atti, delle decisioni o delle conseguenze prodotte dall’altro. Imputabilità e responsabilità non coincidono.

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Questo contenuto fa parte di Psicopatologia quotidiana.

Fonti primarie essenziali

  • Sigmund Freud, Inibizione, sintomo e angoscia, in Opere di Sigmund Freud — OSF, a cura di Cesare L. Musatti, Boringhieri/Bollati Boringhieri.
  • Jacques Lacan, La direzione della cura e i principi del suo potere, in Scritti, due volumi, a cura di Giacomo B. Contri, Einaudi.
  • Giacomo B. Contri, Il pensiero di natura. Dalla psicoanalisi al pensiero giuridico, terza edizione, Sic Edizioni.

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