Risposta essenziale
La psicoanalisi è un metodo di lavoro sul pensiero che permette al soggetto di riconoscere le soluzioni che ha costruito, giudicarne gli effetti e ri-prendere iniziativa nei rapporti. Non consiste nel ricevere spiegazioni dall’esperto, ma nel rendere nuovamente praticabile la propria competenza di pensiero.
Che cosa significa lavorare sul pensiero?
Il pensiero non coincide con il solo ragionamento cosciente. Si manifesta anche nei sogni, nei lapsus, nelle ripetizioni, nei sintomi, nelle domande e nelle soluzioni che il soggetto costruisce nei propri rapporti. La psicoanalisi considera questi atti come materiali di lavoro, non come fenomeni privi di senso o prodotti estranei alla persona.
Il lavoro analitico non applica al soggetto una spiegazione già pronta. Attraverso la parola e le associazioni, permette di ricostruire i nessi di una soluzione, giudicarne gli effetti e distinguere ciò che favorisce la soddisfazione da ciò che mantiene inibizione, angoscia o ripetizione.
Quando può essere utile la psicoanalisi?
Una persona può rivolgersi alla psicoanalisi quando si accorge che una difficoltà non è soltanto occasionale, ma tende a ripetersi e a limitare il proprio giudizio o la propria iniziativa.
- quando nei rapporti si ripresentano sempre gli stessi conflitti;
- quando una decisione viene continuamente rimandata;
- quando il giudizio degli altri sembra sostituire il proprio;
- quando un sintomo, un’inibizione o l’angoscia restringono le possibilità di azione;
- quando si continua a sostenere un rapporto insoddisfacente senza riuscire a giudicarlo;
- quando un fallimento viene vissuto come prova di incapacità definitiva;
- quando si desidera comprendere il significato di un sogno, di un lapsus o di una ripetizione.
Queste situazioni non costituiscono automaticamente una diagnosi. Diventano materiale di lavoro quando il soggetto decide di esaminarle, ricostruirne i nessi e verificare se le soluzioni adottate siano ancora convenienti.
Un esempio: quando una soluzione diventa un problema
Una persona si accorge di accettare continuamente richieste che considera eccessive. Sul momento acconsente per evitare un conflitto, ma successivamente prova irritazione, si sente sfruttata e interrompe bruscamente il rapporto.
La psicoanalisi non si limita a spiegare questo comportamento con un’etichetta generale. Il lavoro consiste nel ricostruire come il soggetto sia arrivato a considerare inevitabile il proprio assenso, quale giudizio abbia omesso e quale soluzione ripeta nei rapporti.
Riconoscere questa soluzione come propria non significa colpevolizzarsi. Significa renderla imputabile e quindi giudicabile: la persona può verificare se le convenga ancora e ri-prendere l’iniziativa formulando una risposta diversa.
Che cosa non è la psicoanalisi?
- non è un insieme di consigli su come comportarsi;
- non è una spiegazione standard applicata dall’esperto al paziente;
- non è una tecnica per adattare la persona alle aspettative degli altri;
- non riduce il soggetto a una diagnosi;
- non considera sogni, lapsus e sintomi come fenomeni casuali o privi di senso;
- non coincide con l’introspezione solitaria;
- non promette l’eliminazione immediata di ogni difficoltà.
La psicoanalisi è un lavoro nel quale il soggetto può riconoscere il proprio contributo alla costruzione di una soluzione, senza trasformare l’imputabilità in colpevolizzazione morale. L’obiettivo non è stabilire chi abbia torto, ma rendere nuovamente possibile un giudizio e una diversa iniziativa.
Che cosa accade nel lavoro analitico?
Nel lavoro analitico il soggetto è invitato a parlare senza dover organizzare in anticipo un discorso coerente, completo o socialmente accettabile. Sogni, lapsus, ricordi, esitazioni e contraddizioni possono così diventare materiali attraverso i quali riconoscere il lavoro del pensiero.
L’analista non decide quale debba essere la condotta corretta e non sostituisce il proprio giudizio a quello della persona. Interviene affinché possano emergere i nessi che una spiegazione già pronta, una teoria personale o una ripetizione hanno reso difficili da riconoscere.
Il risultato atteso non è l’obbedienza a una nuova regola imposta dall’esterno. È la possibilità che il soggetto torni a giudicare le proprie soluzioni, riconosca ciò che produce beneficio o danno e ri-prenda iniziativa nei rapporti.
Quale vantaggio può produrre la psicoanalisi?
Il vantaggio della psicoanalisi non consiste nel fornire una spiegazione definitiva della persona. Consiste nel rendere nuovamente disponibili il giudizio e l’iniziativa che una soluzione patologica, una rinuncia o una ripetizione avevano limitato.
Il soggetto può riconoscere che una conclusione considerata inevitabile è stata costruita e può quindi essere riesaminata. Può distinguere una domanda da una pretesa, un legame da un obbligo, un giudizio da una condanna e una difficoltà modificabile da un destino già stabilito.
Ri-prendere competenza non significa diventare indipendenti da ogni rapporto. Significa poter cercare, proporre e costruire rapporti nei quali il contributo dell’altro possa diventare occasione di beneficio e soddisfazione.
Domande frequenti
Devo sapere già di che cosa parlare?
No. Non è necessario presentare un racconto ordinato o conoscere in anticipo la causa della propria difficoltà. Il lavoro può iniziare da ciò che la persona considera problematico, da un episodio, da un sogno, da una ripetizione o anche dall’incertezza su che cosa dire.
L’analista mi dirà che cosa devo fare?
L’analista non assume il posto del giudizio del soggetto e non prescrive una condotta valida per tutti. Il lavoro analitico mira a rendere riconoscibili i nessi e le soluzioni che orientano una scelta, affinché la persona possa giudicarne la convenienza e formulare una propria iniziativa.
Riconoscere il proprio contributo significa darsi la colpa?
No. Attribuire al soggetto un atto o una soluzione riguarda l’imputabilità, non la colpevolizzazione morale. Riconoscere una soluzione come propria permette di esaminarla e modificarla. L’imputabilità può costituire la base sulla quale si costruisce la responsabilità, ma non coincide automaticamente con essa.
Fonti primarie essenziali
- Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni, in Opere di Sigmund Freud — OSF, a cura di Cesare L. Musatti, Boringhieri/Bollati Boringhieri.
- Sigmund Freud, Psicopatologia della vita quotidiana, in Opere di Sigmund Freud — OSF, a cura di Cesare L. Musatti, Boringhieri/Bollati Boringhieri.
- Jacques Lacan, Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, in Scritti, due volumi, a cura di Giacomo B. Contri, Einaudi.
- Giacomo B. Contri, Il pensiero di natura. Dalla psicoanalisi al pensiero giuridico, terza edizione, Sic Edizioni.
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