Il caso dell’Uomo dei Topi

Il caso dell’Uomo dei Topi è uno dei grandi casi clinici di Sigmund Freud e il suo studio più celebre sulla nevrosi ossessiva.

Freud inizia il trattamento nel 1907 e pubblica il caso nel 1909 con il titolo Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva.

Il paziente arriva in analisi tormentato da pensieri che riconosce come assurdi, ma ai quali non riesce a sottrarsi.

Teme soprattutto che possa accadere qualcosa di terribile a due persone per lui molto importanti:

suo padre

e

la donna che ama.

Il padre, particolare decisivo, è già morto.

Eppure proprio questa impossibilità reale non basta a eliminare il timore ossessivo.

È uno degli elementi che mostrano subito il problema:

sapere razionalmente che qualcosa è impossibile non basta sempre a liberarsi da un pensiero ossessivo.

Un primo conflitto: desiderio e paura

Tra i ricordi infantili che emergono nell’analisi compaiono anche episodi di curiosità sessuale. Il paziente ricorda il proprio interesse per il corpo di una governante e lo stupore davanti alla differenza anatomica tra i sessi.

Il punto interessante, per Freud, non è semplicemente il contenuto sessuale del ricordo.

È il fatto che molto presto desiderio e paura delle conseguenze comincino a intrecciarsi.

Compare una logica che ritroveremo più tardi nei sintomi dell’adulto:

desidero qualcosa, ma contemporaneamente temo che il mio desiderio possa produrre una conseguenza terribile.

Nella nevrosi ossessiva può inoltre accadere qualcosa di particolare: un fatto può essere ricordato molto bene e tuttavia apparire quasi separato dall’affetto che originariamente lo accompagnava.

Il ricordo rimane.

Ma ciò che quella rappresentazione significa emotivamente può essere isolato, spostato o reso apparentemente estraneo.

Per questo non basta dire che l’ossessivo “sa” ciò che gli è accaduto.

La questione analitica diventa:

che rapporto esiste tra ciò che ricorda e ciò che quel ricordo continua a produrre nel suo pensiero e nei suoi rapporti?

La terribile storia dei topi

Durante un periodo di servizio militare il paziente ascolta da un ufficiale il racconto di una tortura particolarmente crudele che coinvolge dei topi.

Il racconto gli provoca una reazione particolarmente intensa, nella quale Freud coglie non soltanto orrore, ma anche qualcosa di più ambiguo: un coinvolgimento affettivo che il paziente stesso fatica a riconoscere.

Immediatamente compare il pensiero che quella tortura possa essere inflitta alle persone che ama.

L’idea gli appare insensata e spaventosa.

Vorrebbe respingerla.

Ma proprio il tentativo di neutralizzarla contribuisce a renderla sempre più importante.

Il problema non sono quindi semplicemente i topi.

Freud comincia a seguire le associazioni che si costruiscono attorno a questa rappresentazione.

Ed emerge una rete molto più vasta:

paura, amore, odio, denaro, debito, padre, sessualità, colpa e obbligo.

Il sintomo non è una parola isolata.

È un nodo dentro una storia.

Un debito impossibile da pagare

Nello stesso periodo accade un episodio apparentemente banale.

Il paziente perde gli occhiali e ne fa arrivare un nuovo paio.

Nasce allora il problema di a chi debba restituire il denaro.

Un ufficiale gli fornisce un’indicazione che successivamente risulta sbagliata.

Da qui si costruisce una complicatissima sequenza di ordini interiori:

devo restituire i soldi a quella persona;

ma se lo faccio accadrà qualcosa;

devo prima fare un’altra cosa;

ma allora non posso più fare la prima.

Una piccola somma di denaro diventa il centro di un sistema quasi insolubile.

Freud segue con grande attenzione questo episodio perché il problema non consiste realmente nel trovare l’informazione corretta.

La soluzione pratica sarebbe relativamente semplice.

Il problema è che ogni soluzione viene immediatamente accompagnata da una nuova condizione.

Il debito deve essere pagato, ma viene costruito in modo tale da diventare quasi impossibile pagarlo.

Il dubbio

Qui compare uno dei grandi temi della nevrosi ossessiva.

Il dubbio ordinario serve a decidere.

Raccolgo informazioni.

Valuto.

Poi concludo.

Nell’Uomo dei Topi il dubbio funziona diversamente.

Ogni risposta produce una nuova domanda.

Ogni decisione apre una nuova possibilità.

Ogni certezza deve essere nuovamente verificata.

Il risultato è paradossale:

più cerca la soluzione perfettamente sicura, meno riesce ad agire.

Freud individua precisamente nel dubbio e nella compulsione due elementi centrali della nevrosi ossessiva.

Collega qui Nevrosi ossessiva alla relativa pagina della Biblioteca.

Pensare invece di agire

L’Uomo dei Topi mostra in modo particolarmente chiaro qualcosa che abbiamo già incontrato nella pagina dedicata alla nevrosi ossessiva.

Il pensiero può smettere di preparare l’azione e cominciare a sostituirla.

Il soggetto continua a:

calcolare,

ricostruire,

verificare,

correggere,

immaginare conseguenze.

Ma la decisione finale continua a slittare.

Questo permette di comprendere perché una persona ossessiva possa apparire estremamente attiva e contemporaneamente essere bloccata proprio sulle questioni decisive.

Il problema non è:

«Non fa niente.»

Può essere:

«Fa moltissimo affinché la questione decisiva resti ancora aperta.»

Amore e odio

Uno dei punti che più interessano Freud è l’ambivalenza.

La stessa persona può essere intensamente amata e contemporaneamente essere oggetto di ostilità.

Non significa che l’amore sia falso.

Significa che sentimenti opposti possono coesistere senza annullarsi reciprocamente.

Questo diventa particolarmente evidente nel rapporto dell’Uomo dei Topi con il padre.

La figura paterna è amata, rispettata e idealizzata.

Ma Freud rintraccia anche ostilità e conflitto.

Quando l’ostilità non può essere riconosciuta, può ritornare sotto una forma deformata:

«Temo che gli accada qualcosa.»

Il timore cosciente può quindi trovarsi in un rapporto molto più complesso con ciò che il soggetto pensa inconsciamente.

Il padre e la scelta amorosa

La storia del padre acquista progressivamente un peso decisivo.

Durante il servizio militare il padre aveva avuto un problema con il gioco d’azzardo: aveva perso una somma di denaro della quale era responsabile e un compagno era intervenuto per aiutarlo.

In seguito aveva cercato di rintracciare quell’uomo per restituirgli il denaro, senza riuscirci.

Nella storia paterna esiste quindi già un nodo che lega:

denaro, debito, colpa e obbligo di restituzione.

Ma c’è anche un secondo elemento.

Prima del matrimonio, il padre aveva amato una donna povera. Successivamente aveva rinunciato a quella relazione e aveva sposato una donna appartenente a una famiglia economicamente più agiata.

Anni dopo, anche il figlio si trova davanti a una questione amorosa nella quale entrano in gioco amore e convenienza economica: ama una donna, mentre la famiglia prospetta per lui un’altra possibilità matrimonialmente più vantaggiosa.

Freud è colpito dal parallelismo.

Non significa che il figlio abbia semplicemente “ereditato la nevrosi” del padre.

È più interessante osservare come una storia appartenente alla generazione precedente possa diventare materiale con cui una persona costruisce inconsapevolmente i propri conflitti.

Il problema del debito del padre ritorna nel debito del figlio.

La scelta amorosa del padre ritorna nella scelta amorosa del figlio.

Ma ciò che ritorna non è un destino biologico.

È una questione che il soggetto deve ancora giudicare e risolvere personalmente.

È uno dei motivi per cui il caso verrà ripreso successivamente anche da Jacques Lacan, che ne farà un esempio importante del cosiddetto mito individuale del nevrotico.

Perché proprio i topi?

Freud non utilizza il topo come se appartenesse a un dizionario universale dei simboli.

Non afferma:

“Il topo significa sempre questa cosa.”

Segue invece le associazioni specifiche prodotte da questo paziente.

Ed è proprio qui che il caso diventa straordinariamente interessante.

La parola Ratte, topo in tedesco, entra progressivamente in relazione con una serie di altre rappresentazioni.

Una delle più importanti riguarda il denaro.

Freud osserva l’associazione tra Ratten, topi, e Raten, rate o pagamenti.

Il topo comincia così a entrare nella questione del debito.

Ma compare anche un altro collegamento linguistico: Spielratte, termine riferito al giocatore d’azzardo, che conduce direttamente alla storia del padre e al suo antico debito di gioco.

Il ratto si collega inoltre, attraverso altre associazioni del paziente e di Freud, alla sessualità, all’erotismo anale, alla sporcizia, alla punizione e alla paura della malattia.

Non esiste quindi un significato del topo.

Esiste una rete.

Topo → denaro → debito → padre → sessualità → punizione → colpa.

E questa rete continua ad ampliarsi durante l’analisi.

È precisamente questo il metodo psicoanalitico.

Davanti a un sintomo non si dovrebbe chiedere:

«Che cosa significa universalmente?»

La domanda è:

«A che cosa porta questa rappresentazione nel pensiero di questa persona?»

Il significato non viene imposto dall’esterno.

Viene ricostruito seguendo le associazioni del soggetto.

La trappola dell’obbligo

Nella storia del debito compare continuamente una formula:

devo.

Devo restituire il denaro.

Devo farlo nel modo giusto.

Devo obbedire all’ordine.

Devo impedire la catastrofe.

Il dovere diventa sempre più complesso fino a produrre una situazione nella quale qualsiasi azione sembra sbagliata.

È una logica molto riconoscibile anche fuori dai sintomi più clamorosi.

Una persona può passare anni chiedendosi:

Devo restare o devo andarmene?

Devo accettare questo lavoro o rifiutarlo?

Devo parlare o devo aspettare?

Il problema non è semplicemente trovare l’opzione corretta.

Occorre domandarsi come sia stata costruita una situazione nella quale ogni iniziativa viene immediatamente processata da un nuovo tribunale interiore.

Il conflitto entra nella relazione con Freud

L’analisi però non consiste soltanto nel ricostruire una storia del passato.

A un certo punto quella storia comincia a entrare anche nel rapporto con Freud.

È ciò che la psicoanalisi chiama transfert.

Paure, aspettative, ostilità, richieste e modi di trattare l’altro non vengono soltanto raccontati come qualcosa che è accaduto anni prima.

Possono ripresentarsi nel rapporto analitico stesso.

Questo permette un passaggio decisivo.

Il paziente non deve soltanto dire:

«Una volta funzionavo così.»

Può diventare possibile osservare:

«Sto facendo qualcosa di simile anche adesso, con la persona che ho davanti.»

Il transfert rende quindi il conflitto presente e osservabile.

Non si tratta semplicemente di ricordare il passato.

Si tratta di riconoscere come una certa logica continui a organizzare i rapporti nel presente.

Ed è anche per questo che una psicoanalisi non coincide con una spiegazione intellettuale dei propri sintomi.

Che cosa insegna questo caso?

L’Uomo dei Topi mostra che il sintomo ossessivo non è semplicemente un pensiero fastidioso da cancellare.

Esiste una logica.

Il dubbio può impedire la decisione.

Il rituale può sostituire l’iniziativa.

Il dovere può sostituire il desiderio.

Il pensiero può sostituire l’azione.

E una persona può arrivare a organizzare problemi estremamente complicati proprio là dove una conclusione sarebbe possibile.

Per questo la domanda clinica non è soltanto:

«Come faccio a non pensarci più?»

Può diventare:

«Quale conclusione sto evitando continuando a pensarci?»

Capire il sintomo basta per guarire?

No.

Questo è un punto importante.

Dire che un sintomo ha un senso non significa che sia sufficiente trovare una spiegazione intelligente per farlo scomparire.

Una persona può capire perfettamente perché fa qualcosa e continuare a farlo.

La cura non consiste quindi semplicemente nel “capire il significato del sintomo”.

Il lavoro analitico cerca di ricostruire la logica nella quale quel sintomo si è formato e continua a funzionare.

Nel caso dell’Uomo dei Topi significa poter riconoscere il rapporto tra:

dubbio, desiderio, paura, debito, colpa, amore, odio e rinvio dell’azione.

Ma riconoscerlo deve produrre una conseguenza.

Il soggetto deve poter tornare a:

giudicare,

decidere,

prendere iniziativa.

Per questo la cura non mira semplicemente a distruggere un sintomo.

Mira a rendere nuovamente possibile ciò che il sintomo aveva contribuito a bloccare.

Guarda il video

Il Caso dell’Uomo dei Topi: Freud svela il segreto della mente ossessiva

Nel video ricostruisco il caso e utilizzo la storia dell’Uomo dei Topi per mostrare concretamente come dubbio, rituale, debito e rinvio possano prendere il posto dell’iniziativa.

Fonte principale

Sigmund Freud, Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva (L’Uomo dei Topi), 1909.

È il testo fondamentale nel quale Freud ricostruisce il caso e sviluppa il rapporto tra ossessione, dubbio, compulsione, ambivalenza e azione.

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