Senso di colpa

Il senso di colpa sembra una cosa semplice: ho fatto qualcosa di male e quindi mi sento in colpa.

Ma non sempre funziona così.

Ci sono persone che si sentono in colpa anche quando non hanno fatto nulla di sbagliato. Si sentono responsabili della sofferenza degli altri, hanno difficoltà a dire di no, provano disagio quando stanno bene oppure sentono di dover continuamente riparare qualcosa.

È qui che il senso di colpa diventa un problema interessante per la psicoanalisi.

Quando la colpa non corrisponde a una colpa reale

Immaginiamo una persona che rinuncia a un fine settimana perché teme che i genitori possano sentirsi abbandonati.

Nessuno le ha proibito di partire.

Eppure pensa:

“Se vado via, sono egoista.”

Oppure una donna decide finalmente di interrompere una relazione che la fa soffrire, ma subito dopo pensa:

“Forse sono stata troppo dura. Forse avrei dovuto sopportare ancora.”

In entrambi i casi il senso di colpa compare prima ancora che sia possibile individuare una vera colpa.

La domanda allora diventa:

chi ci sta accusando?

Freud e il senso di colpa

Freud scopre progressivamente che il senso di colpa non deriva soltanto dal giudizio cosciente sulle nostre azioni.

Può esistere anche un senso di colpa inconscio.

La persona soffre, si limita, rinuncia oppure sembra cercare continuamente una punizione senza sapere esattamente di che cosa dovrebbe essere colpevole.

Questo è uno dei punti più sorprendenti della psicoanalisi: possiamo sentirci colpevoli senza sapere di quale colpa.

Il senso di colpa secondo la psicoanalisi

Nel video approfondisco un punto fondamentale: sentirsi in colpa non significa necessariamente aver commesso una colpa reale.

La psicoanalisi mostra che il senso di colpa può agire anche senza che la persona sappia precisamente di che cosa si stia accusando.

Guarda il video: “PsicoAnalisi | Cos’è il SENSO DI COLPA”

“Non me lo merito”

Il senso di colpa può comparire anche davanti a qualcosa di piacevole.

Una promozione.

Una relazione felice.

Un periodo di tranquillità.

Un successo.

Invece di pensare semplicemente:

“Mi è andata bene.”

può comparire un’altra idea:

“Non me lo merito.”

A volte la persona finisce perfino per rovinare ciò che stava andando bene.

Non perché desideri consapevolmente soffrire, ma perché una parte del suo pensiero tratta quella soddisfazione come qualcosa di illecito.

Il senso di colpa non è la responsabilità

È importante distinguere due cose.

Essere responsabili significa poter giudicare le proprie azioni, riconoscere un errore e, quando necessario, correggerlo.

Il senso di colpa patologico, invece, può continuare anche quando non c’è più nulla da correggere — oppure quando non c’è mai stata alcuna colpa reale.

Per questo sentirsi molto in colpa non significa necessariamente essere molto responsabili.

Qualche volta accade esattamente il contrario: il senso di colpa impedisce di giudicare con precisione ciò che è realmente accaduto.

Da dove viene questa accusa?

Freud arriverà a descrivere una particolare istanza psichica capace di osservare, giudicare e accusare l’Io.

La chiamerà Super-io.

Ed è proprio il Super-io che permette di comprendere uno dei paradossi più inquietanti del senso di colpa: possiamo essere accusati da un giudice che abbiamo dentro di noi anche quando non sappiamo quale legge abbiamo infranto.

Per continuare

Il senso di colpa non coincide necessariamente con una colpa reale e non coincide neppure con la responsabilità.

Per capire da dove può provenire questa voce interna che accusa, vieta o pretende, dobbiamo incontrare uno dei concetti fondamentali introdotti da Freud: il Super-io.

Continua il percorso: Senso di colpa → Super-io