La paranoia secondo Lacan

La paranoia secondo Lacan

La paranoia occupa un posto particolare nel percorso di Jacques Lacan.

Prima ancora di diventare uno dei protagonisti della psicoanalisi francese, Lacan affronta il problema nella sua tesi di medicina del 1932, studiando in particolare il caso di una donna alla quale attribuisce lo pseudonimo Aimée.

Il caso Aimée

Aimée aveva sviluppato un sistema delirante nel quale alcune persone, soprattutto figure femminili pubbliche, assumevano progressivamente il ruolo di persecutrici.

La vicenda culminò nel tentativo di aggredire con un coltello una celebre attrice parigina. È proprio interrogando il significato di questo atto che Lacan costruisce la propria lettura del caso.

Non basta dire: “ha un delirio”

L’interesse di Lacan non consiste soltanto nel classificare i sintomi.

Nella tesi cerca di mettere in relazione gli eventi vissuti dalla paziente, i suoi conflitti e il modo in cui la costruzione delirante prende forma. In questa fase parla della paranoia come di un possibile “modo di reazione” del soggetto a determinate situazioni vitali.

La domanda diventa quindi:

quale logica ha il delirio per quella persona?

Il delirio non viene considerato soltanto come una serie di idee false da correggere. Diventa qualcosa di cui ricostruire la funzione e la storia.

La paranoia di autopunizione

Nel caso Aimée, Lacan propone la categoria di “paranoia di autopunizione”.

Il punto decisivo è che l’atto rivolto contro l’altra persona finisce, attraverso le sue conseguenze, per colpire anche la stessa Aimée. Lacan mette in relazione questa dinamica con il carattere autopunitivo della sua costruzione patologica.

Questo permette di leggere l’atto non semplicemente come un’esplosione priva di senso, ma come qualcosa che occupa un posto preciso nell’organizzazione del delirio.

Perché Aimée è importante per Lacan

Il caso Aimée appartiene al primo Lacan. Non dobbiamo quindi sovrapporre automaticamente alla tesi del 1932 tutta la teoria lacaniana successiva.

Negli anni Cinquanta Lacan riformulerà radicalmente il problema delle psicosi attraverso la rilettura di Freud e del caso Schreber, arrivando a una concezione strutturale della psicosi e della Verwerfung — generalmente tradotta come forclusione.

Aimée resta però importante perché mostra già una direzione caratteristica del suo lavoro: non fermarsi alla descrizione del sintomo, ma cercarne la logica nel rapporto tra il soggetto, gli altri e la propria storia.

Una precisazione importante

Parlare di “paranoia” in Lacan non equivale a utilizzare automaticamente le categorie diagnostiche della psichiatria contemporanea. Il termine appartiene a una storia nosografica specifica e assume nel percorso lacaniano significati che cambiano nel tempo.

Per questo è utile distinguere sempre:

il Lacan della tesi del 1932
dalla
teoria lacaniana delle psicosi sviluppata successivamente.

Fonte principale

Jacques Lacan, De la psychose paranoïaque dans ses rapports avec la personnalité, 1932. La tesi consta di 381 pagine ed è catalogata come tesi di medicina presso la Facoltà di Medicina di Parigi.

Percorso collegato
Questo contenuto fa parte di Jacques Lacan.