L’amore presupposto secondo Giacomo B. Contri
Che cosa succede quando consideriamo l’amore come qualcosa che deve esserci, prima ancora di verificarne l’esistenza?
Giacomo B. Contri chiama amore presupposto proprio questa teoria: l’idea che un legame amoroso esista già per natura, per ruolo o per diritto.
“La mamma ama.”
“Se siamo una coppia dobbiamo amarci.”
“Se mi ama dovrebbe capirmi.”
“Un genitore ama necessariamente il proprio figlio.”
Il problema, per Contri, non è la parola amore. Il problema è il presupposto.
Quando l’amore viene presupposto, non viene più giudicato in base a ciò che realmente accade nel rapporto. Diventa una teoria alla quale il soggetto può arrivare a obbedire indipendentemente dall’esperienza. Contri dedica esplicitamente al tema una lezione del 2001 e lo riprende ripetutamente negli anni successivi.
Amore posto e amore presupposto
La distinzione decisiva è tra:
amore presupposto
e
amore posto, verificabile.
L’amore posto esiste nei fatti del rapporto.
Non devo credere che qualcuno mi ami perché è mia madre, mio padre, mio marito, mia moglie o il mio partner. Posso giudicare come vengo trattato e quale profitto produce quel rapporto.
In un testo successivo Contri formula esplicitamente il contrasto fra Idea amorosa e amore posto e verificabile.
“Voglio che mi trattino bene”
Contri riprende una battuta di Lacan:
«Non voglio che mi amino, voglio che mi trattino bene.»
Il punto non è contrapporre trattamento e amore.
È quasi il contrario: il trattamento permette di verificare se la parola amore abbia un contenuto reale.
Se invece la parola viene prima dei fatti, può diventare un alibi potentissimo.
Una persona può trattarmi male e io continuare a pensare:
“Ma in fondo mi ama.”
È precisamente qui che il presupposto può impedire il giudizio sul rapporto.
Il nulla causale
Nel 2003 Contri radicalizza questa tesi parlando dell’amore presupposto come di un “nulla causale”.
È una formulazione paradossale.
Qualcosa non esiste come rapporto reale, eppure produce effetti.
La persona può organizzare comportamenti, sacrifici, rinunce e aspettative intorno all’idea di un amore che non ha mai verificato.
Il nulla, dunque, non è innocuo: può diventare causa proprio perché viene creduto come esistente.
“Se non fai così, perdi il mio amore”
Uno dei luoghi nei quali Contri colloca l’origine di questa teoria è il rapporto bambino-adulto.
Il bambino può conoscere concretamente il buon trattamento: essere nutrito, accompagnato, ascoltato, aiutato, accolto.
Ma qualcosa cambia quando compare implicitamente il ricatto:
“Se non ti comporti come devi, perderai il mio amore.”
Contri racconta anche autobiograficamente una situazione nella quale obbediva a un divieto materno non per il valore della regola, ma per la minaccia di perdere l’amore presupposto della madre. Definisce questo passaggio una corruzione del pensiero.
Amore presupposto e angoscia
Perché questa teoria può produrre tanta angoscia?
Perché si può vivere nella continua minaccia di perdere qualcosa che, in realtà, non è mai stato verificato come esistente.
Non è la stessa cosa del lutto.
Nel lutto ho perso qualcuno o qualcosa che c’era.
Nell’amore presupposto posso invece passare la vita tentando di non perdere una realtà puramente postulata.
Contri collega espressamente questa minaccia all’angoscia: l’amore presupposto diventa l’oggetto di una perdita continuamente temuta.
Un esempio nella coppia
“Se mi ami, dovresti capirmi.”
“Se mi ami, cambierai.”
“Dopo tutto quello che ho fatto per te, mi devi amare.”
Queste frasi non dimostrano necessariamente che non esista amore.
Mostrano però che è entrata in scena una teoria dell’amore che pretende di stabilire anticipatamente come l’altro debba comportarsi.
L’altro rischia così di non essere più un partner reale, ma l’esecutore di una parte già scritta.
La verifica del rapporto viene sostituita dal confronto con un ideale.
Non perdere l’amore, ma giudicare il rapporto
La correzione proposta da Contri non consiste nel diventare cinici o nel negare l’amore.
Consiste nel togliere l’amore dal regno delle presupposizioni.
La domanda non è:
“Mi ama come dovrebbe amarmi?”
ma:
“Che cosa accade realmente tra noi?”
Come mi tratta?
Come lo tratto?
C’è iniziativa?
C’è beneficio reciproco?
Il rapporto produce qualcosa oppure vive soltanto di aspettative e rivendicazioni?
L’amore torna così a essere qualcosa che può essere posto e verificato, anziché una teoria cui obbedire.
Guarda il video
Nel video mostro come l’amore presupposto possa trasformarsi in una teoria invisibile che governa coppie, rapporti familiari, paura dell’abbandono e senso di colpa.
Fonti principali
Giacomo B. Contri, “La teoria dell’amore presupposto”, 26 maggio 2001.
Giacomo B. Contri, “Sull’amore”, 10 maggio 2003. Qui troviamo in particolare l’elaborazione del “nulla causale”.
Giacomo B. Contri, “Angoscia: dimostrazione dell’esistenza dell’amore”, 16 dicembre 2008.
Percorso collegato
Questo contenuto fa parte di Giacomo B. Contri.
Approfondimento tematico
Questo tema è collegato a Relazioni e desiderio e Psicopatologia quotidiana.